La verità è che sono tutte pippe tranne De Rossi.

Fuck happiness und Burkina Faso, è scritto a pennarello nero su un pezzo di cartoncino.
Non ricordo di averlo scritto, e soprattutto, non ricordo perché.
Pazuzu si tira fuori l’uccello e inizia a misurarselo, io mi sfondo di rhum emettendo un nitrito quasi impercettibile mentre i Tagaririm, i Litigiosi, Spiriti della Discordia guidati da Belphegor, spruzzano sangue (di chi?) sui muri della cucina. Rovesciano barili di sangue in balcone. Schizzano sangue sui vetri.
Mi cade un pezzo di dente mentre guardo la partita.
Pazuzu, ubriaco e biascicante, col cazzo mezzo di fuori, si appoggia al tavolo, si spalma quasi, e inizia a darmi direttive da Demone ubriaco. Intanto c’è sangue ovunque.
«No ma fai ‘sto fumetto», attacca, «lo chiami “Il Maori Stronzo” e parla di ‘sto qui, ‘sto maori, che è tipo una merda…»
Mi scolo uno shot di rhum.
«C’è un maori che gli fa “vieni a prende la legna per stasera” e lui risponde “no, non me ne frega un cazzo” e ride».
Pazuzu fa una pausa drammatica.
«Allora l’altro tizio, risentito, gli fa “oh, ma la legna la usi anche tu” e il nostro eroe “sì ma non me ne frega un cazzo, perché sono uno stronzo”… cioè, bel bastardo, no?»
Annuisco grave e bevo altro rhum e uno spunzone di dente mi buca la guancia, e Pazuzu va avanti a dirmi che razza di anti.-eroe è il nostro Maori Stronzo, che successo planetario sarà, che Pvrg Vompo è una stronzata blasfema da denuncia che leggiamo in cinque, mentre il Maori Stronzo no, quello lo pubblicano, lo traducono, ci svoltiamo, ci facciamo un sacco di soldi, roba che mi ci pago il dentista e del rhum decente, Appleton Estate antichissimo e morbidissimo.
Gli prometto che lo faremo, nella speranza che passata la sbornia non si ricordi in nessun modo di questa conversazione. I Tagaririm mi tirano un gavettone di sangue e ridacchiano, io sospiro, nitrisco, mi stappo una Peroni. Nelle foto dei compleanni c’è tutta gente che si abbraccia e sorride, e io che faccio le corna con la mano, tutto fomentato, fuori luogo, senza ragione.
Pazuzu lancia Pvrg Vompo su una pila di opuscoli dei Testimoni di Geova, tutto sdegnato.
«È una cazzata, è scritto in una lingua assurda, ci infili le peggio schifezze, provochi, aspetti solo che uno te denuncia».
«Lo volevo mandà a Padre Amorth, con tutta una lettera di una finta madre preoccupata».
«Lo vedi che sei un cojone? Invece il Maori Stronzo è una roba più soft, più divertente, cioè lui è proprio stronzo, fa ride, se lo legge il bambino come i suoi genitori, tutte quelle storie buffe tipo “vieni a pesca?” “no, sono uno stronzo”, capito, è buffo, ti ci identifichi, piace a tutti».
Scoppio in lacrime stringendo la Peroni. Pazuzu si sistema l’uccello. I Tagaririm spruzzano altro sangue sul soffitto. Pazuzu si addormenta sul tavolo.

Mentre raccolgo i denti e nitrisco, imbottito di rhum, vedo fuori farsi giorno, poi notte, poi giorno, con un effetto becerissimo, con le nuvole che si muovono a scatti, e apro la ghiacciaia per prendere un’altra Peroni e sono pieno del sangue (di chi?) che gronda dal soffitto, e gli Spiriti urlano e fracassano bottiglie vuote e aerei si schiantano, il cielo esplode, il mondo intero collassa su stesso, i corpi si dissolvono, la Peroni finisce, e la verità è che sono tutte pippe tranne De Rossi, e la soundtrack di questo Armageddon down è Black Bondage in the North degli Ash Pool.

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