Pazuzu è un coglione.

Dopo tutte le pezze che mi ha attaccato su quanto fosse geniale la sua idea de “Il Maori Stronzo” e quanto facesse cagare Pvrg Vompo, Pazuzu si è messo lì alla scrivania a concepire il suo capolavoro.

«Vedrai, te, vedrai i soldi», borbotta, e io manco sto a spiegargli che ha messo il prezzo in lire. Che il costo è delirante. Che il numero di facciate deve essere un multiplo di quattro.

Mi stappo una Peroni. Metto su gli Hellhammer. Mi faccio i cazzi miei.

Passa una mezzora, e Pazuzu arriva col suo capolavoro.
«Beh, beh, beh?», mi incalza.
«Sì. Avevi ragione tu. Fantastico, davvero», sbuffo. E corro a upparglielo per togliermelo dalle palle.

Eccovi il capolavoro di quel coglione di Pazuzu.

La soundtrack di questo disastro editoriale è Rust dei Darkthrone.

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