I am Providence.

A terra solo foglie morte, che sembrano cavallette. Avanziamo lenti, io e Howard Phillips Lovecraft, in mezzo a centinaia di corpi che sudano e spintonano e annaspano e comprano.
Era decisamente meglio in Antartide, dice Howie.
Alle montagne della follia?
Sì.
Eh, ‘sto posto è l’Asinara coi negozi al posto delle celle.
Scommetto che il peggiore all’Asinara era sei spanne sopra il migliore qui dentro.
E scostiamo orde di puttane minorenni che urlano, di ragazzini coatti che fischiano, di pensionati che arrancano, di famigliole che passeggiano. Tutti sporchi di shopping e unti di debiti. Le troie dei saldi. I tossici delle rate. C’è il pacchetto completo, qui. Entri la mattina, vai al bar, cappuccino e cornetto. Poi ti fai un giro – Fnac, Pennyblack, Zara, Auchan, Ikea, Murphy & Nye. Poi ti mangi uan pizza o un Mc Chiken. E ricominci: Ikea, Intimissimi, Sephora, Leroy Merlin. Vai al cesso. Un caffè. Le panchine fuori. Cena la volo. Poi il multisala. Un po’ Ballard un po’ Palahniuk, qui puoi starci dalla mattina alla sera. Fuori da qui, il nulla. Cantieri. Palazzine a misura d’uomo. Parchetti in progress. Asfalto.
Tu e il tuo whiskey del cazzo.
È un’offertona!
Guà, te la alzo io la differenza, piuttosto che mettere piede qua.
Vabè ma che cazzo ne sapevo che era così.
Guardali che schifo che fanno. Come sono avidi, con quelle manine.
Sì ma che poi non c’hanno una lira.
Gente che passa sei anni a pagà la rata della macchina quando poteva prenderne una usata.
Ma guarda che mignotte! ‘Ste regazzine hanno visto più cazzi de tutta la Colombo e guà ‘st’altre qua, c’hanno 40 anni so’ vestite come le fije!
Lavorano come commesse in ‘sti negozi di abbigliamento o cosmetici o intimo, e sperperano il loro stipendio nell’acquisto di ciò che vendono. E poi perché? Per rendersi attraenti al loro maschio alfa di Neanderthal. Per circuirlo con le loro luride secrezioni vaginali, spedirgli tutto il sangue nel cazzo e lavorarselo. Vogliono sperma, sperma per essere fecondate.
Vabè, dai.
Esser fecondate e partorire i loro abomini, puttane che urlano, ritardati che fischiano, e garantire la sopravvivenza alla loro specie inutile destinata al consumo di cazzate che manco hanno i soldi per permettersi, ché se lavorano, di lavoro le vendono.
Uh.
Coito. Fecondazione. Shopping.
Maestro?
Eh.
A volte pari uscito da The Big Bang Theory, però coi mostri.
Lo so.
E nell’interminabile maratona di odio riesco a comprare il mio Jim Beam in offerta, e sogno qualcosa, un jet, il teletrasporto, qualsiasi cosa riesca a portarci via di qui in un istante. Gli altri no, invece. Ci sguazzano. Sono venuti apposta. Come falene sulla luce, api sul miele, mosche sulla merda, GG Allin sulle elementari. Sento che Howie sta per commettere un omicidio, mentre si lustra di amuchina come si olierebbe un body builder prima di una gara, ansima, borbotta cose sul clima di R’yleh, sulla brezza di Innsmouth, sul savoir faire di Shub-Niggurath.
Passiamo davanti ad una vetrina tappezzata con copie di un misterioso libro di Tiziano Ferro (tipo lui che dice al padre: ehi, sono un po’ frocio. Il padre lo guarda dritto negli occhi e gli risponde: eh.), e l’intellettuale del negozio riconosce Howie.
Lovecraft era un razzista!, sbraita.
Pure Hitler.
Eh!
Sì, due grandi scrittori.
Passiamo oltre e ci rendiamo conto di come la gente caghi. Vengono qui, e cagano. Senza ritegno, senza vergogna. Scaricano.
Questi esseri, dice Howie, non si fanno problemi a sedersi e spruzzare metà del loro intestino su tutti i muri. Lasciare i negativi del loro snuff del duodeno lì, in bella mostra, e uscire dal cesso come se nulla fosse. E senza lavarsi le mani.
Che poi ci prendono il gelato alla figlia, con quelle mani.
Sì, ma vabè, tanto la figlia a 12 anni sarà un tirassegno per cazzi di morti di fame che fischiano.
Sì ma chi caga in giro dovrebbe vergognarsi.
Chi esiste, dovrebbe vergognarsi, dice serio Howie.
Tiro via il Maestro prima che la cosa degeneri, e mentre camminiamo a passo svelto tra le luci delle vetrine e gli stand promozionali e i banconi dei sushi bar e la filodiffusione e i fast food, lui mi indica la sua lapide, e sulla lapide c’è scritto, inciso nella pietra: I AM PROVIDENCE.
Entriamo in un bar, ed il mondo, fuori, si offusca, poi scompare.

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