Ju-on: Rancore – i bambini col corpse paint, le ragazze coi capelli unti e un cane che parla.

Io ne ho il cazzo pieno di voi cialtroni a mandorla. Non fate una cosa che sia una come le persone normali, dormite nelle capsule, stuprate i bambini coi tentacoli spaziali, usate troppo zenzero e, come se non bastasse, non avete capito un cazzo di horror. Che è ‘sta cosa che mi spaventate coi bambini col corpse paint e le studentesse coi capelli unti? Ma siete seri? No perché se io trovo un ragazzino giapponese col corpse paint nel lavello, o una liceale giapponese pallida e pettinata malissimo nel cesso, magari lì per lì salto, ma poi li prendo tutti e due per un’orecchia e li sbatto fuori di casa a calci in culo, come se qua non bastassero gli zingari a prende i calchi di cera delle serrature. Che poi le zingare non è che abbiano i capelli delle pubblicità della Garnier.

Ma no, figurati, scherzo, fanno paurissima, sono i fantasmini del rancore. Tipo qui su Ju-on, la maledizione del rancore (che se fosse vero, state tutti in guardia per quando schiatto io), un film del cazzo di gente pallida snodato in sei episodi terrificanti, traumatici anzi, per tutti quelli che hanno la fobia dei gatti e del corpse paint orientale.
E vediamo questi sei episodi, dai, nonostante il fatto inquietante che in realtà sono girati a Reggio Emilia.

Episodio 1: Non avete nemmeno gli assistenti sociali.

Allora, c’è questo stronzo che rincasa e dice alla moglie incinta: ehi, non ti sforzerai troppo ad andare su e giù dal forno al frigorifero? Lei piange tantissimo, e lui si lamenta di quanto sia duro il lavoro di insegnante. E già, c’hai le ferie di un ragazzino di 13 anni, proprio una professione che logora. Al che lo stronzo va a trovare un bambino che non si presenta più a scuola da giorni, entra in una casa piena di cartocci di uova, mobili sfondati, pattume, fogli con gatti disegnati male, ed il suo alunno autistico e pieno di lividi e cerotti e sangue. In casa non c’è nessun altro.
Dov’è tua madre?
Insieme.
Insieme a tuo padre?
Insieme.

Dopo questo dialogo senza senso, lo stronzo indaga sui lividi e le ferite del bambino, e, giuro, gli chiede se per caso ha la febbre. Il bambino traumatizzato dalla violenza domestica dei morti rimane in silenzio, totalmente alienato, o forse turbato dall’idea che se la madre zombie lo sodomizza con una mazza chiodata tutti poi pensano che ha la sinusite. Lo stronzo si siede lì ad aspettare non si sa bene cosa. Ma il bambino, alle sue spalle, miagola.
Nell’ultima inquadratura, entra nella stanza un husky che dice “I love you”.

Episodio 2: se trovo una giapponesina in soffitta io me la scopo.

Due ragazze sono a casa a discorrere di frenuli, e sentono miagolare. La padrona di casa è inspiegabilmente terrorizzata. La sua amica, invece, dei gatti se ne frega e continua a blaterare di glandi assortiti, poi getta uno sguardo al soffitto e fugge urlando. L’altra non fa una piega e rimane in casa ad ascoltare musica anni ’80 su un walkman grande come una limousine Hammer, finché il cd si inceppa e si sente solo un profondo rutto provenire dall’armadio. La tizia entra nell’armadio, che si collega alla soffitta (il viadotto dei mostri, in pratica), e in soffitta c’è una coi capelli strani che la guarda male.
Ora, davvero, considerando il concetto di ospitalità in Giappone, io due colpi alla tizia in soffitta glieli davo pure. Un po’ perché sennò pare brutto, un po’ perché tanto nel Sol Levante il concetto di “consenso” ha la popolarità della fisica quantistica e la rilevanza penale di un brutto raffreddore.
Ma tant’è. La tizia in soffitta si scosta i capelli e scopriamo che in realtà è un husky che dice “bye bye”.

Episodio 3: pure io al liceo saltavo sui banchi.

Questo è davvero inquietante. Una ragazza rimane sola nell’aula di chimica, e le squilla il cellulare (ma che cazzo gli avrà fatto di male la tecnologia a questi?), e quando risponde c’è un gatto che miagola. Corre sotto un banco e qualcuno, o qualcosa, inizia a saltare sul banco. Quando i saltelli finiscono, la tizia esce fuori e c’è il bambino col corpse paint, e sì, miagola tantissimo. La ragazza è terrorizzata, al che sbuca un husky che dice “noooo”.

Episodio 4: dov’è la vostra agopuntura adesso?

Un altro grosso problema del Giappone, oltre ai servizi sociali, deve sicuramente essere la sanità.
Siamo nella saletta di un anatomo patologo, che invero somiglia più al retrobottega di un negozio di lacci per mocassini, e arrivano due sbirri che solerti chiedono una perizia: abbiamo sul piatto un cadavere macellato e una mandibola di non si sa chi.
E parte un dialogo alla Dick Drago.
Com’è messo il cadavere?
Completamente fatto a pezzi, e ci sono dei peli di coniglio mischiati alle carni maciullate.
Crede che la causa del decesso possa essere stata un arresto cardiaco?
Non lo escludo.
Qui invece che abbiamo?
Una mandibola.
Appartiene al cadavere?
No, ho provato a incastrarla ma è più larga.
Adesso mangiamo un bel panino.
Ok.
Che buono!
Bravo.
C’è un altro cadavere?
No.
Ma uno può sopravvivere senza mandibola?
No.
Beviamo un gin tonic.
Ti voglio bene.

Stacco, e una torna a casa senza mandibola, e la madre ci resta un po’ così. Un husky, sbucato dal nulla, dice “hello”.
Ripensandoci anche la polizia non deve funzionare granché bene.

Episodio 5: giochiamo a Fantastalking?

Siamo di nuovo a casa del bambino che miagola, con l’insegnante che non fa un cazzo di niente perché nella sua nazione non ci sono servizi sociali, sanitari, e di pubblica sicurezza. Il bambino miagola, parla da solo e disegna malissimo dei gatti. Le porte si aprono da sole e l’insegnante si fa abbindolare ed entra nelle stanze della morte, dove scopre un diario, il diario della madre del bambino col corpse paint, e sul diario c’è scritto che la mamma del bambino col corpse paint ama tantissimo lo stronzo anche se lui è un povero alcolizzato di sakè, che gli entra regolarmente in casa, lo segue, che ha un bel pisello e che sua moglie è una troia. Lui la prende abbastanza bene, finché squilla il cellulare (…) e gli dicono che la sua famiglia sta nella discarica di Malagrotta, al che naturalmente il bambino scemo miagola più che può, una cosa unta di merda scende dalle scale, e la madre del ragazzino stupido appare all’improvviso con i capelli più sinti che mai.

Stacco, e c’è uno scemo per strada che vaga inseguito da una busta, mentre un husky dice “hello… I love you… lol”.

Episodio 6: vendo casa disperatamente.

Sono morti tutti, e un agente immobiliare senza scrupoli chiama la sua amichetta sensitiva e le dice: oh, senti, devo vende ‘sta casa dove i fantasmi delle maledizioni del rancore hanno sterminato più gente dell’Enola Gay, me pare un po’ brutto ma devo comunque comprarmi tantissimo zenzero e dvd di anime con mostri tentacolari che stuprano ragazzine pre-adolescenti, vuoi farci un salto?
Lei ovviamente gli dice di sì, mica gli frantuma una Peroni in faccia, e vanno nella casa della morte. La sensitiva si fa un giretto, e vede una tizia che fa la spider-walk, al che reagisce come me (alza le spalle e si fa uno shot di grappa Candolini) e dice al suo amico: ehi, se mai riesci ad affittare ‘sta casa, fai bere la grappa agli stronzi che la comprano, ché scaccia gli spiriti del Male. Lui annuisce grave, poi vende casa, e la richiama: passa da me, mia zia è strana ultimamente, ma lo chiedo a una senstiva perché la nostra sanità fa cagare. Lei arriva, vede la zia affacciata in finestra che guarda gli alberi, e si prende un colpo. Non so perché.

Un husky, lungo la via, dice “good morning”.

Titoli di coda.

Dico solo: vaffanculo.
Però il cane che parla faceva un po’ paura.

Questa voce è stata pubblicata in Troma Reich e contrassegnata con , , . Contrassegna il permalink.