Mike Bongiorno è vivo e beve insieme a Fierolocchio.

C’è un bel sole e sono morti tutti, allora stappo una Peroni e resto a guardare quello che ho intorno – palazzoni grigi, abeti piegati, punti Snai, bar desolati – disfarsi lentamente con un suono gutturale, come fosse il risucchio del buco del culo di un cadavere gonfio di metano.
Il metano si incendia con l’aria, mi spiega Pazuzu, e una volta ti schiaffavano nella bara e ti seppellivano così, old school, mica colate di cemento e cazzate.
Ce semo imborghesiti, lo so.
Poi i gas, il metano, il metano sviluppato dalla decomposizione, uscivano fuori, fuori dalla terra, tipo, e il metano s’incendiava coll’aria a buffo ed ecco i fuochi fatui, ‘ste fiammelle azzurrognole che si vedevano di sera nei cimiteri.
Pazuzu si ferma e mi guarda fisso negli occhi.
Ovviamente questa è la spiegazione scientifica, in realtà erano effettivamente gli spiriti dei defunti che volevano farti il culo, dice.
Me pare er minimo.
Quindi il piano è: seguiamo i fuochi fatui del cimitero e vediamo dove ci portano. E se c’ho preso, arriviamo dritti alla salma di Mike Bongiorno.
E poi?
Allegria.
Ma ‘ndo sta il cimitero?
Non sta qui?
No, qui c’è Vigne Nuove.
E non c’è un cimitero?
No, solo regazzini in fissa co’ Romanzo Criminale.
Pazuzu non dice nulla, mi guarda afflitto e ci sediamo sul marciapiede colle Peroni, a singhiozzare sommessamente, mentre le auto sfrecciano e sbandano e l’asfalto si decompone, marcisce, mentre al bar di fronte qualcuno sicuramente noto come Er Freddo vince qualche spiccio al videopoker, mentre il sole sparisce e un vecchio roscio tumefatto di efelidi, presumibilmente morto da un annetto, fa incetta di gratta e vinci ma non vince un cazzo e urla frasi al contrario e rovescia un cartone del latte con su la foto del cadavere di Mike Bongiorno scomparso. Pazuzu è disperato e ubriaco e balbetta.
Rubare la salma ai ladri di cadaveri de Stevenson da piccolo era la nostra unica possibilità di pagà Fastweb, cazzo, chiedevamo il riscatto e stavamo apposto!
O je dicevamo che c’avevamo Mike vivo, che era stata tutta una finta quella che era morto nell’incidente di caccia, che lo tenevamo segregato per alzà il riscatto. Sai i soldi.
Sì te presenti con cadavere a tocchetti e gli dici che è vivo?
Je fai una foto col Messaggero di oggi e lo cosi a Photoshop e ce cascano.
Tipo su Romanzo Criminale?
Pazuzu mi sbatte contro il muro, rovesciando le bottiglie di birra vuote, artigliandomi il collo, lacerandomi la gola. Nitrisco.
Scusa oh, è l’aria de Vigne Nuove.
Biascico cose a cazzo terrorizzato dal figlio del dio Hanbi, il re degli spiriti malvagi del vento che sorge all’improvviso dalle montagne. Le auto finiscono risucchiate nell’ennesima voragine nell’asfalto che vedo solo io perché sono ubriaco. Come tutto il resto. Come Mike Bongiorno.
Ma poi sei sicuro che hanno rubato la salma?, dico.
Pazuzu mi guarda incuriosito e mi lascia andare. Cado a terra, soffoco, vomito, stappo altre due Peroni, nitrisco con nonchalance, ricomincio a piangere.
Magari è risorto, eh.
Pazuzu non dice nulla.
Magari è andato a vendicarsi di Pippo Baudo stile EC Comics. Solo che là succedeva subito perché erano storie di sei pagine, magari nella realtà la cosa è più lenta e uno se vendica dopo un anno e mezzo. Che ne sai.
No.
Forse non era morto, l’aveva rapito Plutone e mo’ se fa sei mesi qua e sei nell’Ade e scandisce l’alternarsi delle stagioni.
No.
Perché no?
Perché poi dovrebbero esse due le stagioni, quel mito non c’ha senso.
Magari era un vampiro.
I vampiri so’ emo, non dicono “allegria”.
Magari n’è uno zombie, né un vampiro, né un cazzo, è solo Mike Bongiorno, tipo una cosa nuova. Tipo un mostro assurdo, uno roscio felicissimo che non muore mai.
No.
Perché no?
Satana non è così stronzo, fidate.
Era un alieno.
Sì, e uno se fa 666 miliardi de anni luce pe’ venì qua e comprà ‘na vocale.
Vabè, oh, c’hai ragione te.
No ma alla fine, boh, magari è vero che non hanno rapito er cadavere, che cazzo ce fai con cadavere.
Pazuzu si scola la sua birra così, alla goccia, 66 cl di vita, e scoppia in lacrime pisciando, e caga, e comincia a urlare, a inveire, strepitando contro il digitale terrestre, contro Dio, contro Mike Bongiorno, contro i ladri di cadaveri, contro Fastweb che è una merda e costa tantissimo, contro me, contro il mondo, contro la vita, contro Vigne Nuove, contro i ragazzini di Vigne Nuove che si credono criminali anni ’70, e si affloscia a terra, sull’asfalto in putrefazione. Lo trascino per un’ala nel bar di fronte, tra gli abeti morti, Er Freddo che vince altri spicci, il vecchio che divora altri gratta e vinci, e stappo le birre del caso nitrendo, e i ragazzini entrano nel bar e indicano il vecchio roscio morto e urlano “daje Libbano!” e io continuo a nitrire, e il nitrito diventa un frinito, e il frinito un mesto muggito.
Il vecchio roscio morto si gira a guardarci.
Forse eravamo stupidi, però adesso siamo cosa, che cosa che, che cosa se?, dice.
Restiamo interdetti, mentre il mondo s’infiammia di metano e fosfano.
Altro giro, altra sbronza.

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