Lezioni spirituali per giovani Indignati.

Se c’è qualcosa di più avvilente dei bambini grassi che alle feste di compleanno fanno battute sul mangiarsi l’intera torta, è questo nuovo pseudomovimento degli Indignati.
Io sono sempre l’ultimo a sapere le cose, perché non parlo mai con nessuno. Anche perché se proprio devo parlare con qualcuno, prendo una tavoletta Ouija e parlo con i morti. Oppure semplicemente mi dimentico le cose (che mi raccontano i morti) per colpa del Tavernello. Quindi è oggi che realizzo consapevolmente l’esistenza di questi Indignati.
Una doccia fredda, inutile dirlo.

L’Italia sta sfornando una nuova generazione di giovani che la condurranno inevitabilmente in un baratro ancora più profondo di quello dove già agonizza. Dei giovani deboli, educati, politicamente corretti, buonisti, piagnoni, giustizialisti e ipocriti, vomitati fuori da vagine secche, imborghesite e finto-idealiste. L’onnipresente contrapposizione destra-sinistra che rompe le palle a tutti da decenni sta venendo risucchiata in un nuovo assetto politico di marca yankee, e questa nuova generazione di sfigati ci si butta anima e corpo, consapevole, forse, che il nuovo agone politico è una gara a chi chiede più legalità. Una dittatura di volemossebbene, arredata con poster di Shepard Fairey, campagne pro-voto di Mtv con Fabri Fibra, la magica parola “precario”, diritti, altri diritti, più diritti, ancora diritti, repressione, terzomondismo d’accatto, le delazioni delle Iene, l’infanticida Grillo, col suo popolo (?) Viola di bannati dal teatro, la pinguedine di Telese, il botulino della Gruber, le sale vuote della Guzzanti, i boxer di Travaglio, la corona di spine di Saviano (che è nascosto nel condotto d’areazione e quando passi ti fa “shhh!”), il conto in banca di De Benedetti, la fede bianconera di Idris (che non c’entra ma c’entra sempre), e tutta quella cricca là insomma, un odio ossessivo per Berlusconi, un odio ossessivo per tutti, un altro po’ di diritti, ed il desiderio malato di vedere chiunque in carcere, di metter fine ad ogni ingiustizia mandando tutti quanti bevuti. Una generazione di infami. Ma io dico, ma cazzo, ma come fai a essere così a vent’anni? Ma veramente ti fomenti coi magistrati? Ma che cazzo hai nella testa?
Sono indignato, è la risposta.
Ma anche qui: ma che è che t’indigni? Ma chi sei, mia zia? Chi sei, Tipper Gore?
Ma incazzati, al massimo.

Non capisco, ma mi sforzo di capire. Come Willy Pasini, nel suo Il Mein Kampf di Willy Pasini, dove tenta di spiegare e superare le infedeltà settembrine del ’43.
Dopo qualche Peroni, la rivelazione. In costoro alberga l’essenza del Kali Yuga, a cominciare dalle origini, che sono sempre decisive. Hanno mutuato il loro nome dagli spagnoli. I nostri cuginetti down. E hanno conosciuto gli spagnoli in Erasmus. Fare l’Erasmus in Spagna, capisci, non è un’esperienza, è una tara genetica. Vai fondamentalmente lì a scopare con le spagnole (che sono le italiane down) e a farti le canne. Così quando torni sai dire hola. Cioè per quello puoi anche andà a Bologna, o a Perugia. Ma no, andiamo in Spagna, che lì non c’è Berlusconi. Se avessi una figlia, piuttosto che mandarla in Erasmus in Spagna la stuprerei io.
Ma in Spagna, i nostri, hanno imparato molte cose, anzi, fondamentalmente tre: che i vecchi porci della politica italiana si sfondano le modelle a 70 anni suonati, mentre loro, i poveri studenti di scienze della comunicazione, giovani e nel pieno della vita e della salute, devono arrivare a Madrid e fare ubriacare una tizia brutta coi capelli zozzi. E che, a conti fatti, ha speso di meno il politicante con la sua mignotta (no, scusate, escort, abbiamo imparato anche questa parola nuova ed esotica) e si è fatto una bella scopata di classe, altro che una tizia semisvenuta colla zazzera tra le gambe e il coinquilino che scorreggia sopra sul letto a castello.
E poi vabè, dire hola.
Ora che ve l’ho svelato, qualsiasi cazzata si inventano, lo sapete: è solo per questo. Non esistono le questioni morali, esiste chi becca e chi no. E al massimo esiste l’avanguardia della repressione totale, che dal professore di lettere orfano del suo ’68 al magistrato in politica orfano di Mani Pulite ha trovato i suoi sbirri nell’Erasmus Generation.
Ma almeno, oh, non li mandano a morire in piazza, che ora le rivoluzioni si fanno con Twitter.

Io che sono oramai vetusto rimpiango i bei vecchi tempi, dove non c’erano l’Erasmus e il blog di Grillo, ma solo l’eroina e gli 883. E non c’era questa tendenza a fare i ribelli, c’era solo un vuoto cosmico e totalizzante, neanche disimpegno, proprio il Maelstrom. Ma almeno ti facevi in vena ascoltando Sei un Mito, mica facevi il ribelle all’università dei codardi, il ribelle che è d’accordo col padre, col professore, con i quotidiani, con i conduttori televisivi, con i giudici, il partigiano delle mezze stagioni in mobilitazione perenne per… cosa? Quello che dicono tutti? Quello che è universalmente accettato? Ma quanto sei stronzo? A vedere dittature ovunque mentre invochi carcere e reati ideologici per ogni cazzata? E tutto questo perché ti scopi solo tizie fatte col pube afro?

Io con la tua democrazia a scacchi mi ci pulisco il culo mentre mi sfascio di Jim Beam con Mauro Repetto che balla convulso su Remix ’94.

Da oggi la Curva del Male predica la forma mentis dell’hooligan (di Innsmouth) come dipinto dai giornalisti, aka ‘sti cazzi della partita, vojo solo fa casino.

Hola.

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