È lunedì, che umiliazione, volare a Londra al servizio del padrone.

Disclaimer:
In quanto sindaco riconosciuto del satanismo internazionale, non ho autorizzato nessuno di voi ad essere felice, quindi via quelle cazzo di fotografie sotto l’ombrellone che parete un servizio di Studio Aperto, e ricomponetevi – stappate le Peroni, mettete su Halmstad e bruciate le infradito.

I. We’re out there having fun in the warm Kali Yuga sun.

Quando uscivo dal buio del bar alzavo lo sguardo al cielo.
Il cielo era un flusso emorragico, le nuvole dei coaguli, e non c’erano speranze né cambiamenti all’orizzonte, soltanto una persistente, lugubre miseria, una completa rinuncia, una rassegnazione costante illuminata dai raggi cremisi del sole che bruciava.
Attraversavi strade divelte, asfalto dissestato che portava nel bel mezzo del nulla, tra marciapiedi spaccati e carcasse di auto, tra gente mostruosa, deforme, incestuosa, che urlava, gente che aveva mollato tutto e marciva e impazziva ciondolando ubriaca davanti alla SNAI.
Il mio disprezzo era assoluto. Il mio disgusto, totale. Ero pieno di odio, un odio incondizionato, e non facevo altro che bere e più bevevo più l’odio si intensificava. Pensavo solo alla guerra. Rincorrevo la morte. Ero pazzo. Ero un deficiente. Ero un poveraccio. Ero un cazzaro ed un codardo. Mi trascinavo da un bar all’altro, barcollando sotto la pioggia di sangue scrosciante, aspettando l’inferno, aspettando che l’epidemia si presentasse alla festa, una splendida festa di morte. Contavo i negri, e loro contavano me, ma essendo io uno solo il loro gioco faceva cacare, durava pochissimo e vincevano tutti, come i bambini speciali.
Fu allora che la vidi.
Voula Papachristou.

Dopo il mio chiacchierato affaire con Rihanna in quel di Capri, mi ero innamorato di nuovo.
Voula.
Ci sono due tipi di donne che detesto: le bionde e quelle atletiche senza tette. Allora perché Voula? Non so, probabilmente per rivolta contro il mondo moderno. Ma questo non toglie che è una fregna e qua mica stamo a pettinà le bambole gonfiabili.
Voula Papachristou è stata estromessa dalle Olimpiadi di Londra 2012 dopo averle inventate lei quando gli inglesi stavano ancora a giocà col guano di pipistrello.
Tutto questo perché?
Ebbene, perché Voula, la mia Voula, ha ingenuamente sottolineato tramite Twitter che l’integrazione, l’intercultura, la solidarietà, includono anche sciami di insetti esotici assetati di sangue. E allora? Quindi io non posso scrivere che gli operai dell’Ilva somigliano pericolosamente ad un dipinto di Bosch altrimenti non mi volete più a giocare a ping pong con voi?
Benissimo, perfetto, tanto non avevo alcuna intenzione di vincere una medaglia in genuflessione alla regina, anzi, ero tutto un giubilo perché esaurito il bagno d’odio degli Europei avevo trovato un nuovo giochetto da Peroni rotte e 666.

II. ‘Sti cazzi delle Olimpiadi, tanto so’ tutte guardie.

E insomma adesso per colpa di Voula mi ubriaco insieme a Pazuzu, il figlio di Hanbi, quello che menava i porporati su L’Esorcista, davanti alle Olimpiadi. E posso assicurarvi che è una bella seccatura, per me che le Olimpiadi non le seguivo, mi pare, dal ’36, tanto che questo periodo passerà alla storia come quando seguivo le Olimpiadi.
Infatti nella vita ho avuto diversi periodi di blackout mentale, ed anzi ne riporterò alcuni, da solo e senza contraddittorio, come piace a me.

Quando ascoltavo i Pentagram. Quando ascoltavo i Pentagram, bevevo alcol etilico, avevo una 1.6 16v ed un braccio ingessato. Al che saltavo in macchina completamente ubriaco e guidavo da vero psicopatico (coi Pentagram nell’autoradio) e macinavo km e km fino ad arrivare a Conca d’Oro, dove mi mettevo ad urlare nei parcheggi (sì, ero io). Una volta esaurita la voce, tornavo a casa ancora più ubriaco (seminando il terrore nelle strade, i Pentagram a tutto volume) e piangevo fino a svenire.

Quando ero i Misfits. Quando ero i Misfits frequentavo un gruppo paramilitare clandestino, creato e finanziato dai servizi segreti USA in funzione antisovietica all’interno dell’operazione nota come Gladio. Alle riunioni, mentre vagheggiavamo colpi di stato, sfoggiavo un devilock senza ragione alcuna.
«Ma che cazzo c’hai in testa?», mi domandavano in molti. Io prontamente rispondevo: «Ah, questo? È perché sono i Misfits. Tutta la band. Anche i membri passati.»
Solo che nessuno capiva, nessuno sapeva un cazzo di musica, si intendevano soltanto di golpe e servizi deviati. Alla fine mollai il gruppo (ora sono tutti latitanti in Brasile) perché ero una pippa epocale nella lotta greco-romana.

Quando bevevo la Red Bull. Quando bevevo la Red Bull era una torrida estate in cui diedi un taglio all’alcol che mi aveva rovinato la salute e reso una pippa epocale nella lotta greco-romana. Per colmare il vuoto cosmico lasciato dalle Peroni e dal Jim Beam, iniziai a bere Red Bull Zero. Inutile dire che si rivelò un’idea proprio ma proprio del cazzo.
Trascorrevo le mie notti insonne, con gli occhi sbarrati, ad urlare (sì, ero io). Dalla mia bocca uscivano soltanto grida inarticolate e ronzii inquietanti, mentre gesticolavo furibondo e spaccavo cose, ed una volta distrussi completamente casa perché la mia ragazza non era d’accordo con la mia interpretazione di Ferro 3. E fu così, per salvare il nostro rapporto, che decidemmo di comune accordo che sarei tornato a fustigarmi il fegato col vino bianco del discount, quello che si chiama solamente “Vino Bianco”, per antonomasia il Vino in Cartone per la Curva del Male.

Quando ero uno sceneggiatore. Quando ero uno sceneggiatore fu una parentesi molto breve. In un periodo di febbrile attività, scrissi e proposi ad un importante network televisivo un’intera serie tv, L’Ispettore Yggdrasil. L’ispettore Yggdrasil si trovava a fronteggiare crimini di varia di natura, ma li risolveva sempre perché, sebbene fosse un albero, era onnisciente e sapeva i cazzi di tutti.
Il network ci mandò affanculo, a me e all’ispettore, e decisi di non sprecare mai più il mio prezioso talento per voi stronzi che non capite un cazzo e non riconoscete la gerarchia e infatti nella Legione Straniera non vi vuole nessuno.

Quando ero territoriale. Quando ero territoriale avevo circa 8 anni, ed andai con mia madre in vacanza in un villaggio. E non sto parlando di un villaggio turistico, ma di un villaggio vero e proprio, con le capanne, lo sciamano, il cerusico, etc etc. Qui c’era un down (di 40 anni suonati, quindi verosimilmente immortale) che si innamorava perdutamente di qualsiasi donna varcasse i lugubri confini del villaggio di cui era a tutto diritto lo scemo, ed iniziava un brutale corteggiamento fatto di serenate farfugliate senza riguardi. Quando il bersaglio del corteggiamento divenne mia madre, venne fuori quel mio lato conservatore che mi avrebbe spinto, anni avanti, tra le braccia di nebulose strutture stay-behind, perché tu non importuni una donna sposata, mongoloide fottuto.
Feci quel che c’era da fare.
Presi il mio serramanico (quello da teppista anni ’50, perché ai tempi subivo la cattiva influenza di Corey Feldman) ed andai dal tizio a spiegargli che se non lasciava in pace mia madre l’avrei bucato. Lui abbandonò il suo piano bislacco ed io trascorsi il resto dell’estate a vantarmi della mia impresa (aver minacciato un down con un coltello).

III. Ma adesso, solo buio, adesso, Lukashenko.

E insomma dicevamo delle Olimpiadi qua del cazzo, «mi spiace cari colleghi, ma il brigadier Spadotti questa settimana non c’è perché è a Londra a fare le capriole». Soltanto dalla perfida Albione poteva arrivare questa pagliacciata del volemose tutti bene (tranne Lukashenko).
Quindi io sto con Lukashenko, era abbastanza prevedibile come cosa.
Perché quale amicizia tra i popoli, io vi odio tutti, e non vi odio come massa indefinita, vi odio come singoli proprio. Portatemi i dati del censimento di tutte le nazioni e li sfoglierò odiando ogni persona, ti odio signor Yang, signor Davis mi sta sul cazzo, signor Brambilla magari schioppi.
E Danny Boyle è un regista di merda, e Trainspotting è un film di merda tratto da un romanzo di merda di uno scrittore di merda e se non ci credete ne riparliamo quando avrete superato la pubertà. E odio anche te, signora Becker, al signor Varela auguro tutto il male, il piccolo Olsen lo darei in pasto alle mante. Ok che ci provate col calcio a veicolare i messaggi vostri falsi (ma tanto vi tiriamo le banane e i bomboni), ma chi volete turlupinare con i 100 metri delfino? Che veicolo di propaganda è il salto? Ma non vedete che il tiro con l’arco è una di quelle cose noiose pure nei videogiochi? Che il signor Subram è una merda? Che vorrei un mondo senza la signorina Peters? Che il mio disprezzo per il signor Petrov cresce di giorno in giorno?

Quindi basta cazzate sullo sport e la vita, lo sport è una scusa per odiarsi, mentre la vita è soltanto una frociata e l’unica cosa che ha vagamente senso nell’esistenza umana è squagliare le cannucce del Billy con l’accendino, e vabè, inviare mail all’ufficio stampa di Cthulhu per vendicare Voula Papachristou e Alexander Lukashenko prima di perire tutti per mano degli sceneggiatori di Dawson’s Creek.

Viva Satana e l’ASR e Corey Feldman.

Oggetto: R’Lyeh 2016.

Torna, TORNA!

SJ

Re: R’Lyeh 2016.

Eh, spè du’ eoni.

C.

Re: R’Lyeh 2016.

No, no, ORA!

SJ

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