Führer, vacci piano con la Pepsi.

Urlare davanti ad iCarly.
Si riduce tutto a questo quando un poltergeist violentissimo distrugge tutto ciò che hai e resti lì tipo quando t’avevano fregato le Timberland, a bere Brauperle (10,5%, direttamente dalle banlieue, sciroppo di glucosio tra gli ingredienti). Metti La5, aspetti le 16.30 e cominci a urlare. Urli come Vera Donovan. Urli fino a sputare sangue, e intanto anche su iCarly urlano tutti, e capisci che la tua vita si è trasformata in una canzone di Paolo Vallesi, al che ti metti a urlare e intanto su iCarly urlano tutti.

Prima era diverso.
Me ne andavo al bar col passo dell’oca e lo stendardo della Roma Imperiale (quella di Bruno Conti) scandendo minacciose parole in tedesco («Stuhl! Bett! Rahmen! Rasen!») e incurante dei commenti ostili dei nemici («Ma vai a zappare il tornio!») me ne rimanevo lì a vedere i volti dei morti nel Jameson.
E invece ora: La5, Brauperle e lo straziante ricordo di quando tu compravi Veron al Fantacalcio che chiamavi Fantacazzo per fare lo spiritoso ma noi ti sopportavamo a malapena.
La causa di questo suicidio fallito (alla Gino Paoli) è, naturalmente, Meridiano di sangue. Dopo quel romanzo non ho potuto più scrivere nulla, nemmeno segnarmi un numero di telefono, perché era tutto terribilmente inutile, e infatti pure te che stai leggendo questo anziché McCarthy non hai fatto sostanziali passi in avanti da quando ascoltavi Danceteria Vol.3.

Così mi ero limitato a scrivere un lungo commiato, Caffè Borghetti, Nicole Minetti, Messe Nere ai Giardinetti, andato perduto nella deflagrazione di un hard disk, dove tuonavo contro l’invidia femminile («La Minetti è più fregna lei! Stacce!») e lasciavo tutto con un ultimo monito («guadagnatevi da vivere con le truffe all’INPS.»).
Poi mi sono trovato davanti a La5 ad enumerare fallimenti, non ultimo il vedermi respinta la sceneggiatura del film Mamma ho preso l’aereo, una sconvolgente biografia di Rudolf Hess, bollata come «sostanzialmente apologetica, tuttavia.»
Poi hanno sospeso iCarly.
A questo punto mi sono messo a bere whiskey, e io non posso bere whiskey perché poi mi prendo male e ti sparo con la scacciacani modificata perchè che cazzo c’hai che guardi. Così è iniziata un’epopea fantozziana (quando Pannella e Almirante gli parlano dalla tv) davanti ad ogni tg e tribuna politica, fermamente deciso ad «inserirmi finalmente nel consorzio civile» (parole mie).

In realtà non c’ho capito un cazzo, ero solo ubriaco e armato e soffrivo di acedia per eccesso di vapore al cervello.
Prima ho avuto un’infatuazione per Berlusconi, che vedevo come una sorta di incarnazione geriatrica della svastica sulla maglia di Sid Vicious. Poi l’idillio è stato rotto da Barbara D’Urso.
(Le tre cose peggiori per una donna: stupro, mastectomia, Barbara D’Urso. Non necessariamente in quest’ordine.)
La D’Urso ti guarda attraverso il monitor come se stessi affogando cuccioli di labrador nella tazza del cesso, poi dice, affranta, qualcosa di insensatamente banale e reazionario, al che tutti gli ospiti in studio iniziano a gridare come menadi del dio Cromosoma, finché lei rimette su l’espressione da perché-stai-picchiando-quel-koala e sospira: «Le parolacce però no, eh».
Questo ha segnato il mio ingresso nel PD.

Con Bersani era tutto ok, perché ha quel feeling da sezione del PCI su Berlinguer ti voglio bene, quando arrivano le femministe. Mi ha conquistato con il suo eloquio, e tentavo di imitarlo. «Mica ce stamo a sbronzà col Crodino», proclamavo. «Mica stamo a regge il vetro a Dancing Bear». Ero presissimo, perché in fin dei conti Bersani è l’unico a sapere esattamente che cosa sarebbe stato tuo nonno se avesse avuto sei palle. Mica sta a fa’ l’esame della prostata a Berlusconi, lui.
A guastare tutto, ci ha pensato stavolta la Bindi. Io quella so’ convinto che sia l’autrice del 70% delle domande inviate alla rubrica I misteri del sesso di Cronaca Vera, prima di scoprire internet ed infestare Yahoo Answers e poi Pontifex.

Mi restava Monti.
Monti è un vigliacco, né più né meno, ma mi intrigava sostenerlo, perché è una cosa che mi ricorda Le Ore. In quella rivista le donne non simulavano espressioni estatiche, né cadevano in catalessi come Sara Tommasi. Trovavi solo fotografie su due pagine di una strappona seduta su una proboscide, con altri due cazzi che le inondavano la faccia con abbastanza materia prima per un boom demografico, e lei… guardava fisso l’obiettivo… e… sorrideva. Ecco come immagino l’elettore di Monti. E mi stava benissimo. Ma purtroppo è arrivato Fini.
Gianfranco Fini è la classica persona che ci prova con tua moglie mentre sei in carcere. Il compagno di banco che non ti fa copiare. Votare Fini è come allungarmi un biglietto da 50 dopo che ti ho promesso che li spenderò in analcolici.

Quindi addio progetto del consorzio civile, e tutti a tirare le bottiglie vuote ai dromedari del Circo Karoly in via Carmelo Bene. Tanto valeva andarsene in Australia a mungere dingo del cazzo (scova la citazione).

Allora sono tornato a bere Peroni e scrivere fiction, collezionando ulteriori fallimenti. Perché, vedi, Mamma ho preso l’aereo e L’ispettore Yggdrasil non sono i miei unici tentativi di svoltare con il cinema e la tv.
Alla RAI ho proposto Scuola di Guardia Costiera (respinto come «eversivo, a tratti»), Ministra Detective («siamo la RAI, non la Troma»), Moglie, madre, Guardia Forestale («perché quando va a letto con il marito specifichi che si tratta di “sesso puramente anale”?»), Parroco Poliziotto («dove avrebbe preso l’AK-47?»), Cuccioli antimafia («incoerente»), e quello che reputo il mio capolavoro, Un nonno nel SISMI («ma quindi il vecchietto ha messo la bomba?»).

Fu così che iniziai a bere prosecco in sconto, scrivere cinepattoni e studiare McCarthy («non può essere che mi sveglio e trovo il mio ragazzo che si scola lo spumante e legge il Vangelo» «Oh, Il buio fuori me l’hai regalato tu»).
Di nuovo, tutto inutile.
Ecco dunque cosa non vedrai mai: Natale a Berlino («Riefenstahl per famiglie»), Natale a Innsmouth («sembrano tutti Alfano»), Natale a Pyongyang («il cannibalismo non fa ridere)», Natale a Bangkok («vuoi farci arrestare?») e Vacanze di Natale di Polizia Scientifica («ma sono solo scorregge a autopsie…»).
Sempre sullo stesso filone cacate-in-mano-e-prendite-a-schiaffi avevo iniziato a stendere il soggetto di Abusi di Natale 2013, in cui un romano caciarone ed un imprenditore milanese superano le loro divergenze antropologiche scoprendo la passione comune per Albert Fish.
Ma ho mollato subito, scoraggiato quanto te quando twitti fingendoti il Papa.

Allora mi sono rimesso a bere whiskey, e ho sancito l’inizio del 2013 della Curva del Male.
Sarà un anno impegnativo, pieno di disperazione, sconforto, birra calda e slanci marinettiani a Busto Arsizio, perché l’Europa è morta e l’Italia sta morendo, ed è quindi compito di ogni soldato del PK666 recare scompiglio ad eventi pubblici e scrivere cazzate sui muri e spaccare ogni bottiglia acquistata frodando il sistema pensionistico, in attesa del grande giorno in cui Cthulhu si sveglierà e ci aiuterà a trasformare l’India in un granaio.

Ciao amici, porco dio.

 

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