Il ritmo nel suolo.

peronigrandi

I – Il sangue contro l’oro.

Piove morte e vado al bar, e al bar parlano tutti di politica. Una volta era diverso, si parlava dell’AS Roma. C’era sì la politica, ma si concentrava unicamente in insulti a caso a Berlusconi (che poi tutti però votavano, altrimenti non si spiega) e qualche spunto più prettamente novecentesco sui ritardi di Trenitalia o il freschetto della Siberia, ma niente di più.
Oggi invece la chiacchiera da bar si concentra su una sorta di follia omicida direttamente proporzionale al proprio pianger miseria. Come dire, siamo persone che stiamo male.
Ma io ero fresco di combo Tavernello + Porta a Porta, e grazie ai miei brillanti meccanismi cognitivi basati sull’intuizione ero certo di esser venuto a capo di tutte le faccende relative al nuovo esecutivo politico, ed in grado di rasserenare gli animi di quei beoni con velleità terroristiche. Come si dice, dalle Peroni grandi derivano grandi responsabilità, quindi stappo un’altra birra e improvviso il mio comizio con quel fare da Monaco 1923.
«Vedete amici,» dico, «dovete calmarvi ed avere fiducia. E scrollarvi di dosso quest’ansia post-voto. Anche perché al governo non c’è nessuno che avete votato. Lo so, lo so, la crisi, mille aziende che chiudono ogni giorno, suicidi a raffica, disoccupazione, stiamo tutti con le pezze al culo e fuori dall’Europa League. Ma questo governo non è composto da vecchi politici, tantomeno da tecnici. È la Società Civile, cazzo. Ed hanno una ricetta per uscire dalla crisi. No, non altre tasse. Per rimetterci in piedi serve soltanto una legge che punisca la transofobia, inasprire le pene per chi spara alla moglie, arrestare la gente che smadonna su Facebook… e… lo ius soli.»

E vabè, è finita che in quel bar non posso tornarci.
Non dovevo dire ius soli.
Cazzo.

II – Il ritmo contro il sangue.

Infatti c’è questo nuovo ministro africano che fa molto parlare di sé a causa della portata rivoluzionaria delle sue tesi basate su un rigido principio di non contraddizione.
Io non mi sento del tutto italiana, dice.
Beh ovvio, sei congolese. Nata in Congo da genitori congolesi. Che cazzo ci stai a fare il ministro qui capisco che è meglio non approfondirlo.
Perché gli italiani, vedete, sono tutti meticci.
Certo, il classico meticciato di chi nasce in Italia da genitori italiani.
Quindi per questa nuova legge vorrei come testimonial (mai visto un testimonial per una legge? Che cazzo è una tinta della Garnier?) Mario Balotelli, che è un perfetto esempio di meticcio.
Certo, il classico meticciato di chi nasce in Italia da genitori ghanesi.
Perché se nasci in Italia sei italiano.
Ma lei non è nata in Italia, però vaglielo a spiegare.
E va abolito il reato di clandestinità.
Ovvero i confini della nazione, sì.
Quindi cittadinanza subito a tutti.
Ooook.

Certo che tornarsene in Congo (“rape capital of the world” – Washington Post) ad aiutare le donne o anzi mettere a frutto la propria laurea in medicina (quinto paese al mondo per mortalità infantile sotto i 5 anni) sarebbe più costruttivo che restare qui ad occupare un ministero inutile inventato di sana pianta durante la parentesi Monti.

III – Rhytm’n’Boden.

Normalmente una persona che dice certe stronzate verrebbe ignorata e/o derisa, ma siamo in Italia, il bel paese del lavaggio del cervello, degli intellettuali analfabeti fermi al ’68, dell’ingiustizia sociale, dei media asserviti e criminali, della repressione e di un senso di colpa artificiale ed artificioso secondo solo a quello della Germania.
Quindi si parte con un bombardamento di messaggi deliranti volti unicamente ad annichilire la gente:

Tu sei italiano, re della pizza e della mafia e del mandolino e non vali un cazzo, magari un’orda di africani ti eleverebbero un po’.
Tu sei italiano, vivi in uno dei paesi più sviluppati e industrializzati e ricchi dell’Occidente, quindi se non accogli chi sta peggio di te sei una merda.
Tu sei italiano, sei emigrato sempre ovunque prima di spassartela con le leggi razziali, quindi adesso paga pegno.
Tu sei italiano, ma cittadino del mondo, sei colto, laureato, vieni dalla culla della civiltà e dell’arte, quindi aiuta il progresso globale.
Tu sei italiano, il terrone d’Europa, sei un redneck analfabeta che odia e teme qualsiasi persona non provenga dal buco di mille anime in cui sei nato, quindi benvenuto nel 2013 e impara a stare al mondo.

Sorvolando sulle contraddizioni insensate, questo è il succo della propaganda. E la gente ci casca, eh. Tanto che parlare di nazione ed identità in Italia è ridicolo, perché suscita sempre quel feeling patriottardo da mazziniano alienato o da gita a Predappio. O da fan di Povia.
La cosa divertente è che se “Italia” non dice un cazzo quasi a nessuno, quando scendi nei localismi siamo tutti esasperatamente fanatici. Te lo immagini un fuorisede pugliese che esce dalla Sapienza e si autoproclama romano, che risate? Te lo immagini un napoletano a Verona? E un veronese a Napoli?
Mettici poi il tifo calcistico (che sia da Sky o dalla curva poco cambia) e vedi che razza di bestie siamo.

IV – Il ritmo dell’oro.

Infatti provocano.
All’inizio sembra ti sputino addosso con nonachalance, ma poi ti accorgi che c’è una certa veemenza, ed un certo compiacimento, nel farlo. Vogliono proprio farti rodere il culo. Aspettano che sbrocchi, aspettano un raptus anni ’90, aspettano che per ripicca gli copri i muri di svastiche e scritte negri raus. Aspettano che rispondi male, che alzi la voce, alzi le mani, fai qualche cazzata. Aspettano di schiaffarti in cella e sui giornali ed avere una scusa.
E battono sulla parola magica: razzismo.
“Razzismo” che la Treccani definisce così: Ideologia, teoria e prassi politica e sociale fondata sull’arbitrario presupposto dell’esistenza di razze umane biologicamente e storicamente «superiori», destinate al comando, e di altre «inferiori», destinate alla sottomissione, e intesa, con discriminazioni e persecuzioni contro di queste, e persino con il genocidio, a conservare la «purezza» e ad assicurare il predominio assoluto della pretesa razza superiore (…).
Ora, io dubito che la vecchia alla fermata dell’autobus critichi l’immigrazione sostenendo che i cingalesi sono biologicamente inferiori a noi italiani, che, storicamente superiori, siamo destinati al comando della costa sud-orientale del subcontinente indiano.
Ma la risposta sarà: razzista. Una parola che ormai significa ogni cosa, che puoi infilare ovunque, tipo cazzo, ma rappresenta il peggior marchio. Allora aspettano che, esasperato, gli urli sì, sono razzista, e vattene affanculo te e i negri amici tua!, così possono riempire le prime pagine di allarmi sociali sull’intolleranza e correre ai ripari, ossia promuovere la cultura della solidarietà e dell’integrazione, ossia stanziare decine e decine di migliaia di euro di fondi pubblici che finiscono in tasca alle varie onlus e fondazioni farlocche che ingrassano col business dell’immigrazione.

V – Sangue e Povia.

Tutto qua il giochetto, tutto qua lo scopo. Aggiungici solo un piccolo dato geopolitico, ovvero che il continente nero è destinato a diventare giallo, perché è in Africa che la Cina sta investendo ed è lì che sta spostando milioni di contadini. E gli africani da qualche parte dovranno andare, no?

Contro questi parassiti sfruttatori, la Curva del Male si trincera ordunque dietro le nere insegne dell’Hellcommander Povia, che con la sua marcia (la Marcia su Povia) condurrà l’Italia verso il suo destino radioso ed il compimento della sua missione storica consistente nell’avere un becco con cui rodere il fegato dei suoi nemici nonché stapparci le birre.

E non ci date a bere niente che non sia Peroni da 66, quindi la vostra retorica vittimista e perbene che funziona così bene con la stampa potete ficcarvela tutta nel culo perché noi siamo il Male e tutte le etichette peggiori che potete appiccicarci le prendiamo come medaglie.

Viva Satana e Pazuzu.

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