Bormann imbarazzava gli ospiti del Berghof chiamando la moglie con un fischio.

tuttifroci

I – Un posto dove piangere.

Quando il mondo funzionava, voi stavate in cucina. Vi hanno aperto le cucine, ed è morta l’Europa.
Questo, in sintesi, il ruolo della donna nella storia (ho saltato le scene zozze). Questo, in sintesi, il bilancio dell’attività della donna da quando le è stato permesso di occupare ruoli determinanti per le sorti della nazione.

Personalmente, alle donne vieterei anche di esercitare il diritto di voto, ma essendo io propenso ai regimi militari imposti con cruenti colpi di stato che prevedono lo sterminio di tutti gli oppositori politici, la questione a monte non si porrebbe. Rimane però il problema della natura malvagia della donna, che la porta ad amministrare il potere in maniera arbitraria e crudele, estremamente vendicativa, e con vette di delirio di onnipotenza. A questo va aggiunta poi la sua innata litigiosità venata di invidie e frustrazioni assortite, che la rendono incapace di creare rapporti basati sulla lealtà e sul sacrificio, nonché il segno incorreggibile della sua frivolezza.
Insomma: se fossimo un popolo civile saremmo tutti froci.

Quando un’umanità deforme ed imbastardita aprì le cucine, le donne smisero di piangerci e corsero fuori a fare finalmente tutto ciò che gli era prima proibito.
Il risultato? Sylvia Plath e Yoko Ono.
Da lì in poi, forti dello sbandamento etico ed ideale dell’Occidente e del loro innato talento nel distorcere e manipolare, hanno cominciato ad insediarsi nei posti che contano, fino a varare leggi che prevedono il loro inserimento obbligatorio nei suddetti posti.
Il risultato? Daspo a Silvio e Legge Taubira.
E gli uomini?
A casa, davanti ai programmi di cucina, illudendosi della supposta virilità di Gordon Ramsey come riscatto per le esequie dell’Europa.

II – Mamma ho perso il Carro del Destino.

La donna è sostanzialmente nemica della civiltà, e non è certo un caso se di tutti i romanzi di Cormac McCarthy non riesci a ricordare un personaggio femminile (a parte Rinti Holme, che, diciamo, era pur sempre una che si scopava il fratello). Avevo già affrontato questa spiacevole questione nel mio saggio Mamma ho perso il Carro del Destino (qui il pdf), ma i miei disperati appelli per salvare quel che è rimasto dell’Europa (le Peroni rotte e le svastiche sui muri) sono stati vani. Ho persino tratto uno spettacolo dal mio libro, per arringare le folle inebetite con quell’umorismo spiccio che piace a voi.
Il risultato, stavolta:

Il pubblico mi fissa, in attesa. La tensione cresce. Una battuta. Serve una buona battuta per rompere il ghiaccio. Deglutisco. Ordino mentalmente alla mia voce di non tremare.
Allora… Anna… no, uh. Ehmm…
Panico. Sta arrivando. Non farti prendere dal panico.
Allora… qualcuno sa dirmi… di che colore era il cazzo del cavallo col cazzo bianco di Napoleone?
(tu-tum-tish)
Silenzio.
No?
Silenzio.
Bianco!
(tu-tum-tish)
Silenzio.
Beh… uhm.. sapete mica…
Pausa.
Pesa più un chilo di paglia o un chilo di cazzo?
(tu-tum-tish)

Il pubblico continua a fissarmi, in silenzio. I loro volti, da seri a grevi. Qualcuno tossicchia.
E… e… il cazzo bianco del cavallo di Napoleone col cazzo bianco quanto pesava?
Silenzio.
Una voce dal pubblico:
Chi è Napoleone?
Fuggo via urlando.

Da lì in poi mi chiusi in un isolamento totale, cercando soltanto, a volte, meste rivincite sulla vita come: ahah, stupidi personaggi dei film horror che sentono un rumore e vanno a controllare tranquilli cos’è perché non sanno di essere personaggi di film horror, ahah.

III – La Legge Pazuzu e la Riforma delle Donne.

Ma ora che ho visto tutti i film horror e tutti gli snuff di Goregrish e tutti i video black metal russi più ridicoli selezionando infine un vincitore, sono tornato, pronto al golpe come pochi, per prendere in mano questa nazione di merda e partire subito con la Legge Pazuzu, che prevede l’interdizione perpetua, per tutte le donne, da qualsiasi ruolo in ambito giudiziario, politico, e, più genericamente, da qualsiasi posto di potere. A ciò andrà ad affiancarsi la Riforma delle Donne, che prevede la divisione delle donne in cinque caste con i rispettivi diritti e doveri.
Ossia:

1) Quelle troppo fiche: sono le principesse della casta e sono predisposte al meretricio in tutte le sue forme, o, in alternativa, a fare le mantenute capricciose e infedeli che fanno litigare la gente (tanto sarà ripristinato il delitto d’onore).
Non possono avere figli, perché sono delle puttane. Non possono fare il caffè, perché sono delle stronze.

2) Quelle fiche: possono svolgere ogni lavoro che richiede abilità e cultura (ma nessun genere di autorità e/o potere decisionale). Sono incoraggiate ad esprimersi in tutte le arti grafiche, nella danza, nel canto, nella recitazione. È vietata unicamente la scrittura, perché le donne non sanno scrivere. Sono anche incoraggiate alla monogamia e alla formazione di una famiglia (entro i 17 anni, prima che sfioriscano).
Devono avere figli. Devono fare il caffè.

3) Quelle tutto sommato scopabili: possono svolgere ogni lavoro che richiede abilità e cultura (ma nessun genere di autorità e/o potere decisionale, nonché presenza fisica). Possono sposarsi (entro i 17 anni, prima che peggiorino).
Possono avere figli. Devono fare il caffè.

4) Quelle brutte: possono svolgere lavori umili e di fatica. Possono sposarsi (quando vogliono, tanto non c’è speranza).
Non possono avere figli perché altrimenti sarebbero brutti. Devono fare il caffè.

5) Quelle che fanno proprio cagare: verranno spedite in un luogo apposito (chiamato “Il Cielo”) con il compito di insegnare agli angeli a fare schifo al cazzo. Possono fare il caffè agli angeli.

Trovai un manipolo di fedelissimi (l’Inner Circle della Curva del Male) e partimmo per la rivoluzione. Finimmo come sempre a sbronzarci finché, tra le truppe, alcuni non si risentirono del fatto che organizzo continuamente putsch privi della seconda parte del putsch (quella in cui esci dal pub e fai il putsch). Ma la mia risposta standard alle accuse di incoerenza (perché, Hitler era biondo?) zittì come sempre tutti.
Discutemmo di Martin Bormann: le informazioni in nostro possesso erano verosimilmente false, ma volevamo crederci.

Il primo chiarore dell’alba iniziò ad illuminare il cielo e ci salutammo, incamminandoci fischiando ubriachi verso casa, a riempire di botte le nostre mogli.

mbormann

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