Noi siamo del PK666 Sezione Mongospengler.

occidente

Poi una mattina inizi a vomitare chiodi.
Gli occhi rovesciati, solo bianco, mentre cominci a levitare. Piove sangue. Crocifissi che si sciolgono. Vangeli che si incendiano. Parli al contrario, urli in latino, urli in aramaico, urli in esperanto. Il letto si solleva. Le ante dell’armadio sbattono. I vetri della finestra si crepano. Poi esplodono. Sulle pareti scorrono ombre in cerchio. Una lanterna magica dall’Inferno che proietta solo per te.
Poi ti apri in due. In verticale. Ti spacchi. Letteralmente. Un suono secco, come di cubetti di ghiaccio che esplodono nel tuo Jim Beam, se sei frocio e lo prendi con ghiaccio.
Il sangue è ovunque. Altri chiodi. Bile. Frattaglie.
I due tronconi che fino a poco fa erano il tuo corpo ricadono a terra in una pozza di melma cremisi. Le ombre svaniscono.

Te l’avevamo detto che lo psichiatra non serviva a un cazzo.
Qui è stato Pazuzu, il Re degli spiriti dell’aria.
È sempre Pazuzu, quando una persona finisce per somigliare al frigorifero di Ed Gein.

Sto leggendo Spengler come Arturo Bandini (i titoli) quando del sangue inizia a scrosciare dalle piastrelle della cucina. Mi chiedo come sempre di chi cazzo sia il sangue quando la cucina fa ‘sti scherzetti alla Amityville.
Poi le piastrelle esplodono. Dalla voragine che dal muro, contro ogni legge della fisica, va direttamente all’Inferno, esce Pazuzu.
Che robocop, dice.
Bussare mai.
Poser.
Mia nonna sostiene che dovrei smettere di frequentarti.
Tua nonna è morta.
Sì ma mi compare spesso.
Si vede che ti amava molto.
No, le dovevo dei soldi.
È morto pure Lou Reed.
Ne dovevo anche a lui.
Vabè, famose qualche Peroni.
Ma io stavo a legge Spengler.
Stavi a legge i titoli.
L’Occidente è in declino e io dovrei stare appresso alla Peroni.
L’Occidente è in declino per questo.
Ok. Offri tu però.
No. Mi devi ancora dei soldi.
Senti questa…
Eh.
Un barcone entra in Italia: splash.
Sì fa ride, ma non te offro da bere.
Maledizione.
Mettite il North Face che piove sangue.

Mongogullit.
Pazuzu è perplesso perché dopo qualche Peroni ancora non sto piangendo dietro la porta per il declino dell’Occidente, o qualsiasi altra sciagura metafisica random abbia scelto per disperarmi.
Io gli rispondo semplicemente così:
Mongogullit.
Pazuzu non capisce.
L’ASR, dico.
Eh.
Primi. Dieci vittorie di fila. Aspettavo che la serie magica si arrestasse prima di scriverlo. Scaramanzia. Però Kikka & Ketty so’ sparite dai muri.
Che robocop.
E questo lo si deve in gran parte a Mongogullit.
Chi cazzo è Mongogullit?
Lui.
Non puoi inserire un collegamento ipertestuale in un dialogo, non posso cliccare sulla tua voce.
Ok. È un negro con una testa enorme e l’attaccatura dei capelli sulla nuca. Pare Gullit, ma mongoloide, capisci? Infatti non so che ci tenga in quella testa spropositata, secondo me la speranza, un unicorno e una cassa di birra per me.
Vabè, quindi?
Quindi è fortissimo, secondo me Garcia l’ha saputo prende, gli ha detto tipo «se la Roma perde, gli avversari uccideranno quei cuccioli di pony, e tu devi fare del tuo meglio per salvarli». E Mongogullit ha un gran cuore, non quanto la testa ovviamente, e quindi siamo primi. Volevo fissare questo momento.
E l’Occidente?
L’Occidente mi deve dei soldi.
E la fregna?
Ho trovato il manuale di seduzione perfetto.
Non posso cliccare.
Non puoi nemmeno vedere che c’è un link, però.

A questo punto ci troviamo in un vicolo cieco.

Pazuzu va a pisciare sventolando il cazzo (lungo) e i coglioni (giallorossi) e scopro che esistono i Black Merda e allora sì, mi dispero.
Black Metal?, chiede Pazuzu.
Nono: Black Merda.
Che robocop.
Poteva andà peggio. Poteva piove sangue.
Ma piove sangue.

Sputo un pezzo di dente e stappo un’altra Peroni, lì, sotto la pioggia, e cominciano le esplosioni ed il cielo nero si dipinge di fuochi d’artificio, solcato da parabole verde smeraldo, fuochi rossi precipitano confondendosi con il sangue, una supernova di esplosioni blu restituisce il suo colore al firmamento, il giallo deflagra ornandolo di stelle artificiali. Ma è morto, è tutto morto.
Che festa è?
Nessuna, dico. Qui è così ogni giorno. Non so perché lo facciano.
Che robocop.
Fuochi che illuminano il tramonto dell’Occidente. E per il cielo di giugno sotto il sole bruciante.
Pazuzu mi molla uno schiaffone e vado lungo cercando di preservare la Peroni dall’impatto.
Hai letto solo il titolo, mortaccitua.
Beh è un bel titolo, dico. Pure Prussianesimo e socialismo je da’.
Sputo un altro pezzo di dente.
Siamo passati dalla cultura della vergogna alla cultura del «vergognaaaaa!» urlato scompostamente in ogni occasione utile.
Che robocop.
«Vergogna» e «dignità» sono le parole d’ordine di questo momento storico. Urli «vergogna» e reclami «dignità». È un misto di catarsi e autoassoluzione, che punta inevitabilmente verso il nulla.
Finito?
Se al posto di spazzatura solita dessero da leggere grandi pensatori, come Hitler o Spengler, almeno avrebbero una weltanschauung ed un briciolo di senso estetico.
Porcoddio, non hai letto Spengler.
Manco Hitler. Però ho letto Fante.
Mavaffanculo. Ce ne famo un’altra?
Certo.
‘Ndo andamo?
Restiamo qui, in piedi, immobili, con le Peroni, sotto la pioggia di sangue e i fuochi d’artificio, per restituire un senso estetico ed un’etica comportamentale a ‘sto posto.
Sì, per l’Occidente.
Ma è morto. È tutto morto. Sai no chi mesà resuscita, ‘sta settimana.
Eh.
Mongogullit.
Pazuzu mi fissa negli occhi.
Che robocop, dice.

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