La nera estate dei dispiaceri.

collasso

Cieli neri interminabili e immobili e autistici e viscosi che si depositano su tutto come una pioggia scura e asciutta che porta via il respiro.
Roma Est.
Cammini lungo la fila di negozi chiusi e sui muri svastiche e nomi di ragazzi e agli incroci vasi di fiori secchi, biglietti, fotografie. Dispiacere. È ovunque.
Sputi sangue.
Ma perché non vai dal medico?
Perché sto andando al bar.
E al bar ci sarà solo dispiacere intriso di cielo nero e proverai a non farti notare per non correre il rischio di parlare con qualcuno perché sai che ti direbbe cose aberranti e dovresti attingere al tuo repertorio di non-risposte. Ammazzare le conversazioni è comunque un’arte, una branca della retorica, stroncare sul nascere ogni forma di dialogo senza risultare scortese o disturbato oppure ostile. Sai che ti trovi in un momento delicatissimo per la nazione: dopo le elezioni, sotto i mondiali, ed è arrivata l’estate. Politica, calcio, vacanze. È troppo da gestire tutto insieme. Addirittura tre argomenti su cui mettere bocca. Su cui sviluppare delle convinzioni. Delle opinione decise. Poi tentare di diffonderle, e contemporaneamente difenderle.
Il confronto, o meglio, il «confronto civile», è quanto di più deleterio vi sia in giro attualmente, e non stupisce infatti che sia una pratica universalmente riconosciuta come sana, addirittura virtuosa.
Cosa dovresti rispondere a qualcuno convinto che casa te la fai con una stampante 3D? Che sostiene che Chiellini è un individuo rispettabile? Cosa puoi dire a una persona che va in crociera?

E sono seduto fuori dal bar con il cuore spezzato e bevo Peroni al tavolo di plastica rossa della Peroni quando mi  imbatto di nuovo in Claudiomageddon. Claudiomageddon mi fissa con occhi tristi quasi quanto i miei. Claudiomageddon è un labrador sulla sedia a rotelle. Non so come si chiami in realtà. La padrona lo trascina sempre su questa specie di carrozzina e lui sta là e pensa, oppure non pensa, butta giù appunti, legge. Gli occhi di Claudiomageddon sono quelli della rinuncia assoluta. Gli occhi della disfatta. Mentre ci guardiamo sotto i cieli neri del dispiacere qualcosa di malefico passa tra di noi. Odio e rancore che scandiscono le nostre vite storpie e ‘n po’ peones, e Claudiomageddon mi sta chiedendo un sacrificio, un sacrificio umano per riscattarle. Per obbedire a quel labrador crepuscolare e se vogliamo anche un pochetto orso decido di sacrificargli il primo stronzo che mi rivolge la parola, che parte con Renzi o i mondiali o il caldo, ed ecco lo stronzo che mi rivolge la parola, mentre entro nel bar per prendere un’altra Peroni. È seduto al tavolo. Legge il giornale. Ha un bicchiere accanto. Mi aggancia lo sguardo. Mi dice qualcosa.
Da qui in poi è una lunga discesa all’inferno.

– Eh?
– Ho detto: ma voi sempre co’ ‘ste Peroni state?
– Voi chi?
– Voi qua del quartiere.
– Io sono il Sacerdote di Claudiomageddon, non so’ voi qua del quartiere.
Avanzo verso di lui. Lancia un’occhiata al barista. Il barista se ne frega. Guardo fuori. Cludiomageddon è lì. Mi fissa. Gli faccio un cenno. Una tristezza infinita si deposita ovunque, come cenere.
– Ma io chiedevo per curiosità, eh, che qua vedo sempre tutti co’ ‘ste Peroni, mica te stavo a offende.
Pausa.
– Che è quello? – chiedo al tizio, indicando il suo bicchiere.
– ACE.
– E che è?
– Succo di frutta.
– ACE.
– Sì.
– Che frutto è l’ACE?
– È un mix. Arancia, carota, limone.
– La carota è un frutto?
– Vabè.
– E poi non dovrebbe essere ACL?
– No, l’acronimo è per le vitamine contenute.
– Le vitamine.
– Le vitamine, sì. A, C, E.
– Ma non ti accorgi che ti stanno fregando?
Sorride. Poi ci ripensa. Torna alla carica.
– Beh dai, tanto tu ti stai a prende un’altra Peroni, no?
Mi avvicino a lui, fissandolo, e mi limito a dire: – No.
Adesso però sono nella merda, devo pensare a qualcosa che non sia la Peroni.
– Prendo…
Pensa, cazzo.
– Prendo un Old Fashioned.
Bella mossa. Sofisticato.
– Cos’è?
– Cos’è.
– Eh, cos’è?
– È un cocktail.
– Ma qui non fanno cocktail.
Sospiro.
– Un Old Fashioned, – dico al barista.
– Cosa?
– Un Jim Beam.
– Uhmmm…
Il barista si volta ad osservare le fila di bottiglie. La fila di bottiglie osserva lui. Claudiomageddon, fuori, osserva tutti noi. Il barista indugia.
– Un Jack Daniel’s.
– Arriva.
E il JD arriva, ovviamente nel bicchiere sbagliato. Lo butto giù in una sorsata. Il tizio mi ignora e legge il giornale.
– Io ti uccido, – gli dico.
– Bravo.
Annichilito, vado alla cassa a pagare.
– Scusi, – mi dice il barista.
– Eh.
– Che mi aveva chiesto prima?
– Un Jim Beam.
– No, prima ancora.
– Un Old Fashioned.
– E che cos’è?
– Cos’è? È un cocktail.
– Ah ecco. È che qui non facciamo cocktail.
Sento il bastardo ridacchiare.
– Infatti ho chiesto un Jim Beam.
– Ha chiesto un Jack Daniel’s.
– Prima ho chiesto un Jim Beam.
– Eh, non ce l’abbiamo quello.
– Infatti ho chiesto un Jack Daniel’s.
Il barista mi consegna il resto in silenzio. Però mi sta sul cazzo che non ho preso la Peroni per colpa di quel figlio di puttana.
– Senti… dammi pure una Peroni da 75.
– Non ce l’abbiamo da 75.
Sento il bastardo ridacchiare.
– Ma che cazzo… dammi… dammi uno Strega… un Mistrà… un Petrus…
– Mistrà…. no Mistrà è finito… Strega aveva detto? Petrus?
– Dammi uno Strega, un Petrus, una Candolini.
Il barista alza il sopracciglio. Mi guarda dubbioso. Poi prepara tre bicchieri. Butto giù tutto. Pago.

Claudiomageddon non c’è più. Devo averlo deluso molto. Sento l’ira montarmi dentro il petto e l’alcol salire nella testa. Sento la voce di Claudiomageddon.
– Leggi Evola, – mi dice. – Uccidili tutti.
– Perché?
– Cosa? – domanda il barista.
– No, non dicevo a te. Anzi, senti, famme un China Martini, un Di Saronno e una Ferrochina.
– Ok…
– Uccidili tutti, sfogati per una buona volta.
Mando giù il China Martini e sbatto il bicchiere sul bancone e faccio un verso e mi pulisco la bocca con il dorso della mano. Sì, come nei film di Sergio Leone.
– Allora, – inizio a dire agli astanti, tenendo in mano l’amaro, deciso a farla finita, – lo sapevo che vincevamo ma me fa cacà uguale, cioè veramente io secondo te me metto a sperà che segna Candreva? Io il massimo che posso auspicare per un mondiale è che De Rossi sfasci qualcuno in modo plateale, tipo McBride, però se proprio vogliamo parlà del calcio di Prandelli allora forte e chiaro ce potevo sta io là in mezzo alla sottocultura di donne col cazzo che ballano a fa’ l’allenatore, allora ascoltatemi ragazzi, specie tu Paletta, che non so chi cazzo tu sia, e specie te Chiellini, non ride da solo perché hai gli scarpini spaiati, brutta merda… allora, giochiamo di possesso palla perché sono un vigliacco, il piano è che ve la passate tra voi fino allo sfinimento dell’avversario, poi fate un lancio lungo a Mario e tu… vedi di non stare già in fuorigioco come i regazzini che se mettono fissi davanti al palo fatto con le giacche, pure perché sei qui solo per motivi politici e io idem, salti te, salto io, capito? E tu ascolta Daniè, non cedere alle provocazioni di quel leprecano di Rooney, tieni pur sempre a mente che i suoi connazionali chiamano la nostra città «stab city», quindi insomma se je rode er culo c’ha pure ragione, se non fosse che un inglese ha sempre torto a prescindere… poi oh regà, se Mario sta troppo a ride perché c’ha gli scarpini spaiati pure lui, fate un gol della Juve e vaffanculo, ok? E ultima cosa, occhio al fisioterapista, te danno omicidio colposo.
– Ma che sta a di?
– Non lo so.
– Ma ce l’ha con noi?
– …KUOLEMACLAUDIOMAGEDDONFHTAGN!
– Pare che sta a urlà contro il frigo delle birre.
– No ammazza ma questa è mentalità, bello, cazzo, e te famme al volo un amaro Averna, un’anisetta e un latte di suocera, se non ce l’hai un punch al mandarino, e insomma stavo a di’ bello, alla fine la domanda è: preferisci essere Casillas, che torna in albergo sconfitto ma con quella fregna della ragazza ad attenderlo, oppure Robben, che torna in albergo vittorioso e trova ad attenderlo solo una pila di vinili happycore e una brutta astinenza da droghe sintetiche? Perché io te dico Robben tutta la vita, se non mi segui su questo non hai capito un cazzo e infatti qua si va dritti al discorso elezioni europee e te rendi conto che quel parlamento è a Bruxelles? Che cazzo è Bruxelles? Dov’è? Che cazzo è il Belgio? Che è Strasburgo? Che vuole? Ma ci sta ai mondiali? Ci sta il Lussemburgo? Ma hai visto come funziona il parlamento o sei grillino e pensavi che vai là da solo e urli ro-do-tà, ro-do-tà? Non capisci che è strutturato in modo che non possa esistere una maggioranza quando l’unico scopo del parlamento nelle civiltà progredite è ottenere una maggioranza assoluta per cambiare la costituzione e vietare le successive elezioni? Ma la storia non vi ha insegnato un cazzo? E scusa, me fai pure un Punt e Mes, una sambuca Mlinari se non c’hai il Mistrà e un rosolio all’anguria? Sempre che non ti secchi troppo perché devi chiudere il bar per un mese per andare a «Sharm», che poi che cazzo è «Sharm»? Ma vai a Lampedusa, no? Oppure te, colla faccia niente vacanze, inseguo il mio sogno, ‘ndo vai, a Londra? A fa’ che, la pizza? E falla alla Garbatella la pizza no, falla sulla Prenestina, ‘ndo vai a Londra che sai di’ solo alòvviu alle turiste in centro? Sai che c’è, se non fossi ubriaco vi ammazzerei tutti e due inaugurando con il vostro sangue l’Impuro Culto di Claudiomageddon.
Sospiro.

Esco dal bar sconfitto, senza dire un’altra parola. La gente che parla. Ero uno di loro.
Non sono esattamente depresso, diciamo piuttosto che di notte ascolto le Ronettes e piango. Di notte penso a quando eravamo giovani, quando stavamo spaccati al pronto soccorso e ridevamo comunque per i cartelli con scritto «Cappella». Fuochi d’artificio rischiarano il cielo. Il dispiacere è ovunque ma la gente in strada non sembra accorgersene. Non del tutto. Hanno ancora qualcosa a cui aggrapparsi. E la speranza che quel qualcosa non lo perderanno. Ma lo perderanno. Quando arriverà il collasso definitivo sarà una grande festa per noi che abbiamo già perso tutto. Noi, i cuori spezzati di Roma, siamo già schierati da tempo.

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