Er gallo che te se frega.

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NOTA – Questa è una storia vera. Ho taciuto nomi, date, indirizzi.
Non c’è un finale, perché questa vicenda va avanti tutt’oggi.

A Roma Est c’è un gallo su un albero.
È il 2013 sì, estate, e stiamo aspettando qualcuno, e qualcuno è in ritardo.
Rimango in piedi immobile, la testa alzata, gli occhi fissi sul volatile che non sa volare. Guardo gli altri e gli altri guardano il gallo. Dall’albero, il gallo guarda noi.
Perché c’è un gallo su un albero?, chiedo.
Uno si stringe nelle spalle, come rassegnato.
Un altro indica con il capo la fratta ai piedi dell’albero, le scatolette di cibo vuote lasciate dalle gattare per compensare la loro giovinezza di aborti seriali con i ferri da calza.
Se lo beccano i gatti de qua fa una brutta fine, dice.
Incrocio lo sguardo del gallo, che sembra vibrare.
Mica lo so, eh.
Gua’ che i gatti so’ stronzi.
Sì, lo so, ma ‘sto gallo… ‘sto gallo è salito su un albero.
Ma infatti come cazzo ha fatto?, chiede l’altro.
Ma n’è salito, è arrivato da sopra, da dietro… vedi là, c’è tipo un orticello de un vecchio, uno mezzo matto, se vede che c’avrà pure un gallo.
Indica un intrico di erbe infestanti e mucchi di terra che si estende fino ad una recinzione di ferro divelta. Lì si intravede la parte superiore di una baracca, sul retro. Una costruzione di lamiere, probabilmente un capanno per gli attrezzi, rovente sotto il sole estivo.
C’aveva un gallo.
Il gallo annuisce e la sua cresta rossa, ruvida, carnosa, oscilla leggermente, come cullata da una folata di vento che soffia solo per lei.
Ma no, ma se fa un salto ritorna sul quel tetto là de lamiera, un altro salto e ristà nell’orto.
Fisso il gallo, e l’impressione è che il gallo scuota la testa e per qualche ragione rabbrividisco.
Ha detto di no.
Chi?
Il gallo.
Il gallo annuisce, lentamente, tre volte, gli occhi fissi e così insolitamente piccoli, incastonati in quello scroto rosso e penzolante.
Accanna colla grappa a colazione.
‘Mbè comunque come cazzo c’è finito sul tetto, ha saltato due metri?, dice l’altro.
È una buona domanda.
Uhm, sì, ha senso.
E allora come cazzo sta là?
Boh, magari ce l’ha messo qualcuno.
Ma chi cazzo s’arrampica fino a là pe’ mette un gallo su un albero?
La gente se li scopa i galli, la gente si infila le pile stilo nel cazzo, mangia la merda, mangia altra gente, fa un sacco de cose abbastanza inesplicabili la gente.
Quindi uno s’arrampica, scavalca, entra nell’orto, ruba il gallo, torna fuori, mette er gallo sull’albero, e se ne va?
Beh perché non avrebbe dovuto farlo.
Magari perché non ha alcun senso.
Magari invece proprio per quello. Tipo una volta la ragazza m’ha stoppato che stavo a comprà un taser, m’ha fermato perché diceva che l’avrei provato su me stesso pe’ curiosità.
Er taser è infamità.
Sì, ma infatti lo volevo solo provà su me stesso per curiosità.
Il gallo scuote di nuovo la testa e c’è una sorta di mimica aristocratica nel suo gesto, una movenza altera e sprezzante.
No, dice che c’è salito da solo.
Faje ‘na foto co’ quei telefoni vostri che fanno le foto.
Restiamo in silenzio. Arriva il ritardatario.
Che cazzo state a fa’?
Stavamo a aspettà te, dovevi sta qua mezzora fa mortaccitua.
No colla testa alzata a guardà l’albero. Parete tre matti.
Ah. Perché sull’albero c’è un gallo.
Un gallo?
Guarda, indico.
Cazzo è vero, c’è un gallo.
Essì.
E perché c’è un gallo?
Il gallo emette un verso che risuona antico e paludoso nell’aria calda del mattino.
Ce lo stavamo chiedendo.
Ma soprattutto come cazzo c’è arrivato lassù?
Ce lo stavamo chiedendo.
S’è arrampicato.
Il gallo annuisce, il petto gonfio che sfuma in azzurro e poi dal piumaggio superiore color creta, come se terra e oceano si incontrassero in un limbo della Terra dominato da uccelli domestici.
No ma chiedo sul serio come cazzo c’è arrivato.
Allora, secondo lui s’è arrampicato, secondo me è saltato da… vedi quel tetto de lamiera dell’orto?
Sì.
E insomma è scappato dall’orto passando di là e s’è ritrovato inculato sull’albero. E secondo lui… ce l’ha messo qualcuno.
No mo’ pure secondo me s’è arrampicato, è vero che prima annuiva. Poi ha fatto quel verso poco fa.
Che verso?
Ha chiocciato, dico.
Eh?
Il verso del gallo. Il gallo chioccia, dico.
Ma che ne sai te dei galli mo’?
Aho, e cercalo su quei telefoni vostri che vanno su internet.
Mo’ lo cerco, dice, e si rivolge all’altro. Ok, secondo me è arrivato dal tetto e secondo loro s’è arrampicato. Secondo te?
Fissa il gallo e il gallo fissa lui, gonfiandosi.
Pure secondo me s’è arrampicato.
Te facevo una persona sensata, almeno te.
Sì lo so che i galli non s’arrampicano sugli alberi, ma ‘sto gallo non è normale.
Il gallo annuisce, come una visita inattesa dal regno di morti.
Ma lo vedi che ce risponde?, dice.
Il gallo annuisce, un istante in cui tutto si eclissa.
Ma pure te co’ ‘sta cazzata? Muove la testa come i galli, e poi sarà spaventato a sta’ lassù.
Il gallo scuote la testa.
Visto che ha detto de no?
Spè, ho cercato su internet, è vero che chioccia. Ma regà scusate che cambia tra gallo e pollo?
Niente.
Ma che niente, dico, er gallo è il pollo alpha, il pollo da monta, il pollo da combattimento.
Ma perché te sai le cose dei galli?
In inglese pollo è “chicken”, gallo è “cock”, e “cock” vordì pure cazzo, come “chick” vordì “pischella”, perché je butti er cock alla chick.
Ma ‘sti cazzi dell’inglesi, traditori d’Europa, bruciasse Liverpool, bruciasse Manchester.
Ok, se s’è arrampicato, da dove viene? Non ha senso la cosa mia dell’orto là dietro?
Il gallo annuisce nuovamente.
Sì, ha detto che viene da là.
Vabè, se è così parla direttamente cor gallo.
Non so, me sembra ostile.
Non sembra ostile, lo è, dico. Comunque “fare il gallo” è un’espressione italiana, e indica…
Sì, vabè vabè. Però è vero che è ostile.
Ma è un gallo, porca madonna.
Stacce.
Gallo, sei scappato dall’orto del vecchio?
Il gallo muove il capo ad indicare “sì”, mentre la coda trema come un carnevale nero attraversato dall’elettricità.
Perché?
Cosa?
No dicevo ar gallo.
Che cazzo de domanda è “perché?”, chiedije ‘na cosa che può risponde sì o no.
Non so che chiede.
Gallo, te se volevano magnà?, dico, aprendo i cancelli dell’Inferno.
No, risponde.
Te stava sul cazzo er vecchio?
“Sì”.
Allora… spè, ricapitolando… stavi nell’orto col vecchio ma te stava sul cazzo la sua compagnia e sei fuggito arrampicandoti sull’albero?
“Sì”.
E ora vivi sull’albero?
“No”.
Ma il vecchio così te ritrova e te riporta all’orto.
“No”.
Ma vuoi scende dall’albero? Te porto giù io?
Ahahah, te caschi da seduto ‘ndo cazzo vai sull’albero.
“No”, risponde il gallo.
Sta a aspettà er vecchio che se lo viè a riprende pe’ faje la pelle, ride uno.
“Sì”.
Vuoi uccidere il vecchio?
“Sì”.
È tipo un agguato?
“Sì”.
Spè regà… Gallo, stai ad aspettà che il vecchio te venga a riprende così lo fai cadè giù dall’albero e ce resta secco?, dico.
“Sì”.
Perché te sta sul cazzo?
“Sì”.
Ammazza che fijo de ‘na mignotta ‘sto gallo.
“Sì”.
Lo chiameremo Gran Gallo.
Ha detto di no.
Non c’ha gusto per le spillescion che ti mandano fuori di melone.
Niente sfitinzie troppo giuste per lui.
Che cazzo state a di’?
Gallo ma che c’hai che te rode così er culo?
Magari è cattivo e basta.
Il gallo annuisce.
Mortè.
Ma dopo che hai ammazzato er vecchio che fai?
Porco dio, domande che puoi risponde sì o no.
Dopo che hai fatto fuori il vecchio resti sull’albero?
“No”.
‘Ndo vai?
Ancora… sì o no, che cazzo de problema c’hai?
Ma poi hai intenzione di uccidere ancora?
“Sì”.
Porco dio ‘sto gallo è matto.
“Sì”.
Ma… ma vuoi uccidere anche noi?
“Sì”.
Perché?
Ancora…
Ce vuoi ammazzà a buffo?
“Sì”.
Per Satana?
“No”.
Perché te va così?
“Sì”.
Mavvaffanculo ‘sto merda.
C’ha ragione er gallo.
Non lo provocà.
Ma è un gallo, cazzo. Sta bene co’ ‘no spiedo ar culo in rosticceria, sai quanti ne ho mangiati de stronzi come lui?
In rosticceria fanno il pollo, non il gallo, il pollo, quello che piace a te e ai negri.
No a quella a Talenti fanno pure er galletto.
Mi’ nonna fa er cappone, n’è sempre gallo?
È un gallo vecchio e castrato, il cappone.
Ammazza che schifo, mica lo sapevo che era castrato.
Perché, te volevi magnà er cazzo?
Vabè, lui comunque è un gallo.
“No”, interviene il gallo, come un vilipendio del cadavere di Dio.
No cosa?
Non sei un gallo?
“No”.
E chi sei?
Er Diavolo?
La Morte?
I Bedemon?
“No”.
Spaccano i Bedemon.
Er cazzo?
“Sì”.
Sei er cazzo?
“Sì”.
Che cazzo?
‘Sto cazzo?
Il gallo chioccia il suo “no” nell’estate torrida dei morti.
Alla faccia der cazzo?
Oh dice de no…
Spè… spè… sei er cazzo amaro?
Cazzo duro e nessun futuro?
No, manco quello.
Boni… sei… ER CAZZO CHE TE SE FREGA?, domando, ripensando a qualcosa sepolto in un angolo buio della mente, qualcosa che non so identificare ma che è come se avesse dormito in silenzio da quando abbiamo visto il gallo, in attesa di essere risvegliato.
Il suo “sì” arriva come uno schianto, una collisione tra universi senza tempo che pullulano di piume e uova e granaglie.
ECCTSF? Sul serio sei ECCTSF?
“Sì”.
Eh?
Regà, ve spiego dopo, mo’ annamosene.
Perché?
Perché te spiego dopo ho detto.
Per il gallo?
N’è un gallo.
Vero, è er Cazzo.
Non è er Cazzo, è ECCTSF.
Ma che hai detto, pare che stai a vomità.
Quindi?
Daje andamo, ve spiego poi, ma qui è proprio da levasse letteralmente dar Cazzo, e veloci pure.
Ma sei serio?
Damoje retta lui è esoterico le sa ‘ste cose.
Ma veramente se ne stamo a annà?
No veramente è un’ora che dovevamo annassene, qua era solo la punta.
Pure questo è vero.
Avemo sbagliato l’approccio perché pensavamo fosse un gallo, dico, ma si può rimediare, giusto ECCTSF?
Ma che parola dice?
Boh.
“Sì”, risponde ECCTSF.
E come?
Riconoscendolo come dio e tributandogli offerte. Vero?
“Sì”.
Sì ma beninteso io lo faccio perché venero tutte le divinità malefiche, non per ricatto o codardia.
“Sì”.
Lancerò il tuo Culto Impuro, ECCTSF.
“Sì”.
Daje, viva l’orrore e l’ASR. A presto, andamo a prende le candele nere.
Annuisce. Alza un’ala e saluta, mentre ci avviamo nel sole di mezzogiorno.
C’è mancato tanto così che ce se fregava.
Dici? Secondo me ce s’è già fregati.

Questo è quello che è accaduto.

In quello spiazzo ci siamo tornati soltanto due volte. Una volta per controllare se ECCTSF fosse ancora lì. Non c’era. Un’altra per vederci chiaro con l’orto, ma non c’era nemmeno quello, soltanto la baracca di lamiere, vuota.
Il mio amico ha concluso di essersi sbagliato o confuso con qualcun altro. Il vecchio “mezzo matto” dell’orto non l’ha più rintracciato, ma dopotutto come rintracci un vecchio? Sono tutti uguali e puzzano allo stesso modo.

Su ECCTSF vorrei precisare che non si tratta ovviamente di un gallo. ECCTSF può manifestarsi in qualsiasi forma, e non saprei dire perché a noi sia apparso con quell’aspetto. Non ho trovato tracce di questa figura nella sterminata letteratura del paranormale, dell’occulto, delle religioni alternative, dell’antropologia. Quello che so, e che sapevo al momento dell’incontro, mi arrivato nei sogni, sogni di cui non è il momento di parlare.

TUKOECCTSF – The Unholy Kvlt Ov Er Cazzo Che Te Se Frega, è nato quel giorno e ad oggi va avanti, clandestino, indisturbato.
È l’unico modo che abbiamo per riuscire a dormire di notte.

ECCTSF

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