ECCTSF #03.

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Niente preamboli, inizio a gamba testa come Panzerfaust dei Darkthrone.

Ouija (Stile White, USA, 2014)

Consiglio la visione del bell’horror “Ouija”, che parla che c’è una (fregna) che prende la tavola Ouija («È solo un giuoco!») e finisce impiccata e allora l’amica (fregna) raduna tutti (altre amiche fregne, ex, etc) per rivolgersi (sempre via Ouija) alla sua amica (fregna) che pareva si fosse impiccata (breve parentesi: se ti impicchi, ti cachi addosso, è fisiologico, quindi organizzati per bene e che il destino ti trovi sempre forte e degno), e durante la seduta riescono effettivamente a contattare qualcuno, che pare non essere l’amica (fregna) che si era (o era stata?) impiccata, e quando chiedono «Chi sei?» il puntatore si sposta verso la E, poi verso la R, e scivola sulla C, sulla A, corre verso la Z e dopo una breve pausa ci torna, si dirige deciso sulla O ed eccolo di nuovo sulla C, a serpeggiare sulla H per spostarsi subito sulla E, correndo poi sulla T, e poi di nuovo c’è la E seguita dalla S e d’un tratto ancora E, e poi il puntatore slitta sulla F e si muove sulla R e torna ancora sulla E, soffermandosi sulla G prima di rimanere inerte sulla A, e poi muoiono tutti.

Necropolis (John Erick Dowdle, USA, 2014)

Consiglio la visione del bell’horror “Necropolis”, che parla che c’è una fregna che non paga di ciò vuole anche trovare l’uovo filosofale (sì, l’ambito Graal degli alchimisti che se te lo metti in culo diventi immortale), e per far questo deve scendere nelle catacombe di Parigi con un nutrito seguito, e così i protagonisti si ritroveranno 2h a vagare in gallerie dove non alberga nemmeno ECCTSF (cioè non si degna proprio) e la faranno pure franca, violando la regola n.1 dell’horror, ossia che devono morire tutti.

Wer (William Brent Bell, USA, 2013)

Consiglio la visione del bell’horror “Wer”, che parla che c’è un’avvocatessa fregna (tanto) che si accompagna con un hipster ed un pakistano, e i tre ingaggiano una dura battaglia legale per difendere un rumeno gigantesco e pelosissimo dall’accusa di aver massacrato una famiglia, cercando di dimostrare che lo scempio dei cadaveri non potesse essere opera di un uomo ma bensì di qualche animale selvatico, e alla fine avevano ragione tutti, accusa e difesa, perché il rumeno era un uomo-cazzo-mannaro, metà uomo metà Er Cazzo Che Te Se Frega metà mannaro, e si indaga così sulla malattia più bella del mondo, che nelle notti di plenilunio ti rende invulnerabile ai proiettili e ti fa corre oltre i 110 kmh, cioè praticamente hai i superpoteri ma anziché essere un supereroe sei un rumeno pazzo che se frega tutti quelli che incontra e la fa regolarmente franca, quindi il resto del film l’ho capito poco perché mi estraniavo per fantasticare sulle infinite vendette che avrei portato a termine qualora fossi riuscito a contrarre questo fantastico morbo per cui al grande potere del Cazzo corrisponde la grande responsabilità di punire il prossimo, secondo una statistica stilata da me in persona che dimostra che se ammazzi uno a buffo nel 99% dei casi hai fatto bene, quindi mi fermo qui prima di diventare una specie di profeta degli uomini-cazzi-mannari, che sono ad ogni modo gli esseri viventi più fortunati al mondo dopo l’ape regina con la sua brutale monarchia comunista.

The Sacrament (Ti West, USA, 2013)

Consiglio la visione del bell’horror “The Sacrament”, che parla che c’è la riproposizione del meraviglioso suicidio di massa di Jonestown, guidato dall’altrettanto meraviglioso reverendo Jim Jones (qui magistralmente interpretato da Leone Di Lernia), nel quale 909 adepti di un ordine chiamato TUKOECCTSF, stufi di bere bevande analcoliche non gassate, pensarono bene, non avendo alcol, di allungarle con il cianuro, creando così l’unico long drink rispettabile e morendo consapevoli che un’esistenza terrena senza Peroni in mezzo ai negri della Guyana non poteva essere riscattata nemmeno stando tutto il tempo a scoparsi amish fregne scappate de casa a San Francisco, poiché l’assenza di vitigni avrebbe sempre inibito la manifestazione dionisiaca della divinità adorata, dal nome ECCTSF, e così tutti si diedero consapevolmente e liberamente la morte per raggiungere le braccia del dio ECCTSF, e nei cadaveri stesi e ammassati sul terreno brullo che celava oro e diamanti, le pupille rifrangevano il sole caldo dell’America meridionale, regalandomi una speranza per il domani, ed una promessa da mantenere.

Nothing Left to Fear (Anthony Leonardi III, USA, 2013)

Consiglio la visione del bell’horror “Nothing Left to Fear”, che parla che c’è un pastore con una bella moglie e una bella figlia e un’altra figlia che è La Fregna (cosa che mi costringerà a fischiare, urlando occasionalmente Ah fataaaa, per 100′) che si trasferisce in un borgo dove la comunità locale cela un oscuro segreto, perché pare che infatti sia uno dei cancelli del male, dove una feroce divinità (chiamata ECCTSF) deve essere ogni anno placata con dei sacrifici umani in modo da impedire al Cazzo di venir fuori nel mondo e fregarselo, ma tutto questo (anzi, quasi tutto: La Fregna no) passa in secondo piano rispetto al fatto che questo film è prodotto da Slash (che infatti cura anche la soundtrack), riesumando antichi dibattiti e studi di fattibilità relativi ai suoi assoli, tipo come faceva a lasciare il matrimonio di Axl per fare un assolo nel deserto, senza amplificatore, senza elettricità? E poi perché avrebbe dovuto tenere un comportamento del genere? Come faceva ad emergere dall’oceano per fare un assolo in mezzo ai delfini? E come ci era finito laggiù? Ma la verità è che Slash non ha bisogno di un jack per far andare la sua Les Paul, perché la sua musica non l’ascoltavamo con le orecchie, ma con il cuore.

The Babadook (Jennifer Kent, Australia, 2014)

Consiglio la visione del bell’horror “The Babadook”, che parla che c’è una tizia sfatta di depressione, lutti, solitudine, dolore, anziani, vestaglie ( = io donna), ed il figlioletto disturbato che per metà vive nel terrore di entità invisibili e per metà costruisce armi per farla pagare a tutti ( = io bambino), ed una sera trovano un libro animato, quelli che quando li sfogli vengono fuori le figure grazie a complessi calcoli relativi all’impaginazione, solamente che in questo libro, che dà il titolo al film, viene fuori un cazzo (nello specifico Er Cazzo Che Te Se Frega), che gli si mette a ripetere «Baaa… baaaa….. doook… dook…dooooook» (una volta gli telefona pure per ribadirlo), finché madre e figlio non saranno quasi impazziti, insultati dalle guardie, minacciati dai servizi sociali, ostracizzati dalla miserabile middle class australiana ( = io famiglia), prima di prendersi la loro mezza rivalsa imparando a convivere serenamente con la morte, l’orrore, la disperazione e la follia ( = io adesso).

Haunt (Mac Carter, USA, 2013)

Consiglio la visione del bell’horror “Haunt”, che parla che c’è la solita famiglia di sodomiti che si trasferisce nella solita casa smisurata perché l’agente immobiliare è una fregna e gli fa il prezzone e li lascia lì a discutere tra loro e il marito fa alla moglie «Amò, ma hai visto che fregna? Ora le chiedo se mi fa uno sconto anale», e ovviamente nella casa c’era stato un massacro, e quindi i fantasmi, ed il ragazzotto della famiglia fa subito la conoscenza della vicina wannabe Sasha Grey e ci intreccia un’amicizia prettamente anale, ed insieme trovano una radio a manovella dell’Impero austro-ungarico grazie alla quale parlano con i morti, che da quel momento sovente dispenseranno cinghiate e scapaccioni per fini, diresti, meramente educativi, ma poi i due decidono di vederci chiaro ed in pratica la storia sarebbe questa: dei precedenti inquilini l’unica rimasta in vita è la vecchia pazza che ha perso l’intera famiglia a causa di uno spettro indispettito, e lo spettro era quello di una donna che lei stessa aveva ucciso perché era l’amante (con tanto di figlia segreta) di suo marito, e la figlia segreta era wannabe Sasha Grey, e lo spettro che infesta la magione si impossesserà della figlia, cioè wannabe, che così ucciderà il ragazzotto, ergo possiamo dire che se l’è fregati a tutti er cazzo, ma non ECCTSF, bensì proprio il pisello che soverchia l’arbitrio, nel senso che a guardare bene tutto accade perché:
– uno tradisce la moglie con una fregna, seguendo il cazzo;
– uno si compra casa da una fregna, seguendo il cazzo;
– uno finisce sgobbato a martellate da wannabe Sasha Grey, seguendo il cazzo;
quindi questo film è sostanzialmente un moral tale sui rischi dell’avere il cazzo, il cazzo default proprio, e quindi te lo dico, beware the cazzo in generale.

Mr. Jones (Karl Mueller, USA, 2013)

Consiglio la visione del bell’horror “Mr. Jones”, che parla che c’è Mr. Jones che c’ha un carattere un po’ artista, un po’ sciamano, crepuscolare e se vogliamo anche il video di Gava Fran Trulen degli Arckanum, ed una coppia di sfigati (lei tettona però) va a ficcanasare nei cazzi suoi perché pensa (quasi giustamente) che è scemo, ma invece er poro Mr. Jones era bravo fracico perché tutti quegli spaventapasseri pazzi e i totem mostruosi e le bambole della morte erano roba che costruiva per tenere lontane le forze del Male, allora rosica e dice alla coppia: se oltre che sto a parà il culo all’universo anziché fare il milionario (perché potrebbe) mi devo pure sorbire voi due che avete queste crisi allora sai che c’è, sparisco affanculo nel bosco e qui ci restate voi, e così fa, e loro restano lì, e Mr. Jones se ne va affanculo, e io gli dico: bravo Mr. Jones, è un mondo di ingrati maledetti.

After Life (Agnieszka Wojtowicz-Vosloo, USA, 2010)

Consiglio la visione del bell’horror “After Life” che parla che c’è Christina Ricci che io credevo fosse un nano da circo e invece è la fregna e come se non bastasse che è la fregna è pure morta, quindi nemmeno rompe il cazzo perché deve passare il corriere a consegnare ballistiche di Lush, ma insomma Christina Ricci ha tutta una struggente love story con uno che è Ginetto Micidial che per tutto il film manda affanculo la gente (cosa che fa oggettivamente ride), poi però ero così ipnotizzato da la fregna di Christina Ricci morta che non so di cosa parlasse esattamente il film, ed ho fatto solo battute sulla regista perché è polacca.

Camerata Scemo (Clint Eastwood, USA, 2014)

Consiglio la visione del bell’horror di Clint Eastwood “Camerata Scemo”, che parla che c’è una storia vera che fa luce su quanto sono abissalmente stupidi e ignoranti gli americani, ma nonostante questo (o proprio per questo) patriottici e di gran cuore, punta il dito sulla dimensione da videogame della guerra odierna fatta di monitor e pulsanti (più avanti ne analizzeremo le conseguenze), e sul fatto che la più grande potenza mondiale ha un esercito di sfigati che si mettono in 50 per bloccare un pastore e che con il loro superaddestramento a Maccarese e le armi all’ultima moda prendono calci in culo da decenni da quattro pecorari pazzi coi fucili anni ’40 e dai bambini invasati che si fanno esplodere sui tappeti volanti, infatti adesso mandano i droni, e bravi mandate i droni, a voi i droni a noi i caproni.

Jamie Marks is Dead (Carter Smith, USA, 2014)

Consiglio la visione del bell’horror “Jamie Marks is Dead” (titolo originale “Il Fantasma Frocio”), che parla che c’è Jamie Marks che è morto misteriosamente (ma tutti sono d’accordo che comunque sia andata il bullismo ha giocato un ruolo fondamentale, perché a scuola gli pisciavano in faccia regolarmente in quanto sosia di Harry Potter), però poi comincia a comparire al figlio di Liv Tyler abbrutita (durissimo colpo vederla così) e a una rizzacazzi di Roma nord, ma più al figlio di Liv Tyler, che vuole aiutarlo ma Jamie è languido e lui gli ripete «Ok, ma vestiti», e Jamie vuole sempre andare nell’armadio per fare le metafore del coming out (ma comunque sappiamo che nell’armadio si faceva le seghe alla Sbirulino, quelle col fiore nel cazzo e la giacca tartan) e insomma Jamie continua a circuirlo, a fare scenate di gelosia, a mettergli il muso, a piangere, mentre il poraccio se voleva solo scopare quella di Roma nord (che ha tutti comportamenti ambigui così pensi che è molto profonda invece gliel’avrebbe tirata appresso subito se ogni volta non fosse venuto Jamie a boicottare il tutto), e alla fine il figlio di Liv Tyler riesce a liberarsi (con un addio struggente) del fantasma frocio da cui il titolo originale del film (che poi alla fine si era suicidato per fare un favore alla stampa italiana), e questo ha avviato una profonda riflessione perché a me dei vampiri non me n’è mai fregato un cazzo, quindi passi, ma se avete deciso di far diventare froci anche i fantasmi io vi avverto, in quanto portavoce del Regno dei Morti, che la nostra vendetta sarà tremenda.

Grace (Jeff Chan, Canda, 2014)

Consiglio la visione del bell’horror “Grace”, che parla che c’è una f r e g n a orfana che stava dalla nonna pazza bigotta e va al college con un’altra fregna (ma meno di lei) e qui la sua educazione da psicosetta si scontra con l’edonismo imperante e questo scatena la possessione, però poi si scopre che tutto risale al suo concepimento (quindi ECCTS letterale), ma la cosa che rende imprescindibile questo film è l’idea geniale del regista, che trovandosi a dover girare un film dove le uniche cose che vale la pena guardare sono la fregna e gli esorcismi (come poi nella vita, d’altronde) ha pensato bene di girarlo dal punto di vista della fregna, cioè l’inquadratura proprio, così non vedi né lei né gli esorcismi, cioè vedi l’esorcismo POV in cui vengono ripresi solo un negro, un topo, e il nonno di The O.C.

I Segni del Male (Stephen Hopkins, USA, 2007)

Consiglio la visione del bell’horror “I Segni del Male”, che parla che c’è una fregna di quelle branche yankee del cristianesimo dove il sacerdozio non implica la rinuncia all’accoppiamento che era andata in Africa con il marito ed il figlio prontamente ammazzati dai locali che pensavano fossero diavoli (lo fanno) e quindi ha perso la fede ed ha una spiegazione razionale per tutto, anche quando piovono rane su un lago di sangue, e c’è il collega negro (che in quanto tale ha fede, ha la canotta, ha i tatuaggi che non si vedono, ha il passato gangsta con le cicatrici, etc) che le dice no guarda che queste sono le piaghe d’Egitto, ma lei dice no le piaghe d’Egitto era perché il cazzo blablabla, finché si scopre che erano le piaghe d’Egitto però mandate da una bambina caminante (che vive in un container, ruba, non si lava, odia tutti ricambiata, ha il ciclo a comando, e con le sue lacrime protegge dall’AIDS) ed era insomma questa bambina lo strumento di Dio che doveva sconfiggere un gruppo di onesti adoratori del Demonio, confermando ogni mia teoria sulla grandezza del Principe delle Tenebre, unica ferma opposizione a tutte le categorie in qualche modo presenti in questo film e che alla fine avranno la meglio (come nella vita reale) perché questo infatti è il Kali Yuga e nascere è un’ingiustizia.

Extraterrestrial (Colin Minihan, USA, 2014)

Consiglio la visione del bell’horror “Extraterrestrial” (titolo originale “The Robber Cock from Outer Space”), che parla che c’è un tris di fregne e due sfigati nella casa in campagna della protagonista ed il fidanzato storico della protagonista si inginocchia e tira fuori l’anello e fa la sua proposta e la ragazza risponde «Ah no, scusa, avevo dimenticato di dirti che il mese prossimo vado a vivere a New York senza di te perché sono mia», cioè ma quanto sei stronza? Quanto sei una merda? Solo che lui porello è uno sfigato buono e non ci pensa nemmeno a pagare una bottiglia d’acido per lanciarle degli albanesi, e questa ingiustizia crea le condizioni per l’evocazione di una divinità, chiamata ECCTSF, che subitanea si precipita dalle stelle col suo UFO (che vabè, nella foga di intervenire si schianta contro una fratta stile Roswell) e li uccide tutti (allo sfigato non verrà perdonata la sua mollezza), e se ne torna a casa nel momento esatto in cui Samantha Cristoforetti invia degli auguri ma nessuno li retwitta perché adesso che non vengono dallo spazio hanno perso ogni appeal.

Starry Eyes (Kevin Kölsch, USA, 2014)

Consiglio la visione del bell’horror “Starry Eyes”, che parla che c’è una fregna anoressica aspirante attrice fallita che vive con gli amici attori del Dams che fanno le cose degli attori del Dams, come: indossare la bombetta, pijallo in berta, farsi le canne, la giocoleria, la Puglia, e insomma tutte le cose che vedi quando passi davanti al Dams di Roma 3 e c’è il solito pugliese in bombetta su un monociclo che si fa una canna prendendolo al culo, e dicevo la fregna vive in questa giungla di invidie e coltellate alle spalle (perché so’ pure tutti infami fracichi) finché becca il contatto giusto (ECCTSF) che la porta in una stanza buia dove misteriosi personaggi incappucciati sono impegnati a farsi le seghe alla borettana (quelle che poi ti vieni in faccia da solo e ti pulisci con una cipolla) e da lì pompini a nastro, grazie a cui cui stringerà un patto significativo che sancirà l’esser fregata in nome del successo, successo che non giungerà perché la fregna serva di ECCTSF ripulirà Ostiense dai suoi amici del Dams prima di raggiungerli a sua volta all’Inferno, e tutti te ne saremo sempre grati, ragazza.

Mercy (Peter Cornwell, USA, 2014)

Consiglio la visione del bell’horror “Mercy”, che parla che c’è un bambino che doveva esse un bambino coi pentacoli (dalla locandina) e invece è solo un mediocre che ha come migliore amica la nonna (che è una zucca) di cui tutti si dovranno far carico in seguito ad un ictus, e così la odiano perché è un accollo (tranne il mediocre senza pentacoli per cui continua ad essere la migliore amica) ma lei se ne fotte perché ha il cervello in merda e parla in sumero, ma poi si scopre che in realtà la temono, perché aveva stretto un patto terribile con Hastur (una delle innumerevoli incarnazioni di ECCTSF), e tu lì pensi che quindi se l’è fregata Hastur, e invece no, era tutta una cosa per cui la vecchia aveva promesso a Er Cazzo la sua futura discendenza per dei motivi alla Cianciulli, quindi alla fine Er Cazzo se frega il nipotino che faceva sì dei pentacoli, ma erano dei pentacoli del bene, e che era l’unico che teneva a lei, ah ah ah, vatte a fidà delle zucche de merda e dei pentacoli straccioni tua da sfigato, viva Satana 666 acab.

Dark Summer (Paul Solet, USA, 2015)

Consiglio la visione del bell’horror “Dark Summer”, che parla che c’è un giovanotto ai domiciliari perché stalkerava una tizia su internet e la tizia poi si era sparata, e salvo braccialetto elettronico al piede e uno sbirro rancoroso che fa i dispetti e ti minaccia a buffo questo ragazzino sta in realtà una crema perché ha gli amici (una fregna e un negro) che gli portano da bere (la fregna prova pure a scopare disperatamente) ma poi accadono le solite cose che c’è il cazzo nello specchio, il gatto sulla panchina, la morte sulle scale, etc, e alla fine non ricordo come finisce, perché m’ero bevuto pure l’acqua del cesso, però ovviamente c’entrava la tizia suicida stalkerata, però non so, cioè, perché non si è scopato l’amica?

Metalhead (Ragnar Bragason, Islanda, 2013)

Consiglio la visione del bell’horror “Metalhead” (Málmhaus), che parla che c’è un ragazzino metal islandese (di nome Baldur) su una trebbiatrice (o analoghi veicoli a me sconosciuti perché qui esistono i muri, le strade, etc) che s’apparecchia e muore scalpato dalla trebbiatrice che continua a roteare lo scalpo beffarda come a dire «Vedi, se non avessi avuto i capelli da femmina saresti ancora vivo», ed il tutto sotto gli occhi della sorellina, che va a sedersi ad una fermata dell’autobus e accade la magia che quando passa l’autobus lei è cresciuta ed è una fregna (però metal), e la fregna (che poi si scoperà un grassone disgustoso) c’è rimasta sotto con la giustizia sommaria delle trebbiatrici e fa dunque le cose dell’Islanda, suona la chitarra davanti alla tomba del fratello (e intorno solo i vulcani e la democrazia), beve la grappa e poi ruba i trattori (e intorno solo il silenzio e le energie sostenibili), manifesta ostilità metal nei confronti della famiglia e degli abitanti del suo villaggio (e intorno solo i fiordi e il welfare), incide un demo in un pagliaio che verranno a prendere i Mayhem (i Mayhem con intorno solo ghiacci e referendum), si innamora di un prete che ascolta i Venom (ah, lei in tutto il suo trip metal sta coi Def Leppard) e quando lui la rifiuta incendia la chiesa (e intorno solo il paganesimo e l’istruzione gratuita), ma poi alla fine, stringendo, il villaggio le perdona le sue malefatte decidendo che a trionfare deve essere la tolleranza e l’integrazione e i valori delle democrazie progressiste dell’Europa del nord, e la pellicola si chiude con lei che poga in camera insieme ai genitori e tutti hanno superato il lutto di Baldur (dopo 15 anni) e io non capisco perché fa’ la fame in ‘sto paese di merda quando potrei andarmene a sbronzarmi tutto il giorno nella neve con i soldi degli accoglienti contribuenti islandesi, quindi il mio nuovo piano è diventare un Northern Negro, avanguardia di un nuovo stile di vita, terrore dello Stretto di Danimarca, ECCTSF su scala nazionale.

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