Questa è la locandina di commiato a Benedetto XVI che la polizia di Facebook ci ha fatto togliere.

Questa è la locandina di commiato a Benedetto XVI che la polizia di Facebook ci ha fatto togliere.


Urlare davanti ad iCarly.
Si riduce tutto a questo quando un poltergeist violentissimo distrugge tutto ciò che hai e resti lì tipo quando t’avevano fregato le Timberland, a bere Brauperle (10,5%, direttamente dalle banlieue, sciroppo di glucosio tra gli ingredienti). Metti La5, aspetti le 16.30 e cominci a urlare. Urli come Vera Donovan. Urli fino a sputare sangue, e intanto anche su iCarly urlano tutti, e capisci che la tua vita si è trasformata in una canzone di Paolo Vallesi, al che ti metti a urlare e intanto su iCarly urlano tutti.
Prima era diverso.
Me ne andavo al bar col passo dell’oca e lo stendardo della Roma Imperiale (quella di Bruno Conti) scandendo minacciose parole in tedesco («Stuhl! Bett! Rahmen! Rasen!») e incurante dei commenti ostili dei nemici («Ma vai a zappare il tornio!») me ne rimanevo lì a vedere i volti dei morti nel Jameson.
E invece ora: La5, Brauperle e lo straziante ricordo di quando tu compravi Veron al Fantacalcio che chiamavi Fantacazzo per fare lo spiritoso ma noi ti sopportavamo a malapena.
La causa di questo suicidio fallito (alla Gino Paoli) è, naturalmente, Meridiano di sangue. Dopo quel romanzo non ho potuto più scrivere nulla, nemmeno segnarmi un numero di telefono, perché era tutto terribilmente inutile, e infatti pure te che stai leggendo questo anziché McCarthy non hai fatto sostanziali passi in avanti da quando ascoltavi Danceteria Vol.3.
Così mi ero limitato a scrivere un lungo commiato, Caffè Borghetti, Nicole Minetti, Messe Nere ai Giardinetti, andato perduto nella deflagrazione di un hard disk, dove tuonavo contro l’invidia femminile («La Minetti è più fregna lei! Stacce!») e lasciavo tutto con un ultimo monito («guadagnatevi da vivere con le truffe all’INPS.»).
Poi mi sono trovato davanti a La5 ad enumerare fallimenti, non ultimo il vedermi respinta la sceneggiatura del film Mamma ho preso l’aereo, una sconvolgente biografia di Rudolf Hess, bollata come «sostanzialmente apologetica, tuttavia.»
Poi hanno sospeso iCarly.
A questo punto mi sono messo a bere whiskey, e io non posso bere whiskey perché poi mi prendo male e ti sparo con la scacciacani modificata perchè che cazzo c’hai che guardi. Così è iniziata un’epopea fantozziana (quando Pannella e Almirante gli parlano dalla tv) davanti ad ogni tg e tribuna politica, fermamente deciso ad «inserirmi finalmente nel consorzio civile» (parole mie).
In realtà non c’ho capito un cazzo, ero solo ubriaco e armato e soffrivo di acedia per eccesso di vapore al cervello.
Prima ho avuto un’infatuazione per Berlusconi, che vedevo come una sorta di incarnazione geriatrica della svastica sulla maglia di Sid Vicious. Poi l’idillio è stato rotto da Barbara D’Urso.
(Le tre cose peggiori per una donna: stupro, mastectomia, Barbara D’Urso. Non necessariamente in quest’ordine.)
La D’Urso ti guarda attraverso il monitor come se stessi affogando cuccioli di labrador nella tazza del cesso, poi dice, affranta, qualcosa di insensatamente banale e reazionario, al che tutti gli ospiti in studio iniziano a gridare come menadi del dio Cromosoma, finché lei rimette su l’espressione da perché-stai-picchiando-quel-koala e sospira: «Le parolacce però no, eh».
Questo ha segnato il mio ingresso nel PD.
Con Bersani era tutto ok, perché ha quel feeling da sezione del PCI su Berlinguer ti voglio bene, quando arrivano le femministe. Mi ha conquistato con il suo eloquio, e tentavo di imitarlo. «Mica ce stamo a sbronzà col Crodino», proclamavo. «Mica stamo a regge il vetro a Dancing Bear». Ero presissimo, perché in fin dei conti Bersani è l’unico a sapere esattamente che cosa sarebbe stato tuo nonno se avesse avuto sei palle. Mica sta a fa’ l’esame della prostata a Berlusconi, lui.
A guastare tutto, ci ha pensato stavolta la Bindi. Io quella so’ convinto che sia l’autrice del 70% delle domande inviate alla rubrica I misteri del sesso di Cronaca Vera, prima di scoprire internet ed infestare Yahoo Answers e poi Pontifex.
Mi restava Monti.
Monti è un vigliacco, né più né meno, ma mi intrigava sostenerlo, perché è una cosa che mi ricorda Le Ore. In quella rivista le donne non simulavano espressioni estatiche, né cadevano in catalessi come Sara Tommasi. Trovavi solo fotografie su due pagine di una strappona seduta su una proboscide, con altri due cazzi che le inondavano la faccia con abbastanza materia prima per un boom demografico, e lei… guardava fisso l’obiettivo… e… sorrideva. Ecco come immagino l’elettore di Monti. E mi stava benissimo. Ma purtroppo è arrivato Fini.
Gianfranco Fini è la classica persona che ci prova con tua moglie mentre sei in carcere. Il compagno di banco che non ti fa copiare. Votare Fini è come allungarmi un biglietto da 50 dopo che ti ho promesso che li spenderò in analcolici.
Quindi addio progetto del consorzio civile, e tutti a tirare le bottiglie vuote ai dromedari del Circo Karoly in via Carmelo Bene. Tanto valeva andarsene in Australia a mungere dingo del cazzo (scova la citazione).
Allora sono tornato a bere Peroni e scrivere fiction, collezionando ulteriori fallimenti. Perché, vedi, Mamma ho preso l’aereo e L’ispettore Yggdrasil non sono i miei unici tentativi di svoltare con il cinema e la tv.
Alla RAI ho proposto Scuola di Guardia Costiera (respinto come «eversivo, a tratti»), Ministra Detective («siamo la RAI, non la Troma»), Moglie, madre, Guardia Forestale («perché quando va a letto con il marito specifichi che si tratta di “sesso puramente anale”?»), Parroco Poliziotto («dove avrebbe preso l’AK-47?»), Cuccioli antimafia («incoerente»), e quello che reputo il mio capolavoro, Un nonno nel SISMI («ma quindi il vecchietto ha messo la bomba?»).
Fu così che iniziai a bere prosecco in sconto, scrivere cinepattoni e studiare McCarthy («non può essere che mi sveglio e trovo il mio ragazzo che si scola lo spumante e legge il Vangelo» «Oh, Il buio fuori me l’hai regalato tu»).
Di nuovo, tutto inutile.
Ecco dunque cosa non vedrai mai: Natale a Berlino («Riefenstahl per famiglie»), Natale a Innsmouth («sembrano tutti Alfano»), Natale a Pyongyang («il cannibalismo non fa ridere)», Natale a Bangkok («vuoi farci arrestare?») e Vacanze di Natale di Polizia Scientifica («ma sono solo scorregge a autopsie…»).
Sempre sullo stesso filone cacate-in-mano-e-prendite-a-schiaffi avevo iniziato a stendere il soggetto di Abusi di Natale 2013, in cui un romano caciarone ed un imprenditore milanese superano le loro divergenze antropologiche scoprendo la passione comune per Albert Fish.
Ma ho mollato subito, scoraggiato quanto te quando twitti fingendoti il Papa.
Allora mi sono rimesso a bere whiskey, e ho sancito l’inizio del 2013 della Curva del Male.
Sarà un anno impegnativo, pieno di disperazione, sconforto, birra calda e slanci marinettiani a Busto Arsizio, perché l’Europa è morta e l’Italia sta morendo, ed è quindi compito di ogni soldato del PK666 recare scompiglio ad eventi pubblici e scrivere cazzate sui muri e spaccare ogni bottiglia acquistata frodando il sistema pensionistico, in attesa del grande giorno in cui Cthulhu si sveglierà e ci aiuterà a trasformare l’India in un granaio.
Ciao amici, porco dio.

Sotto i cieli bui della nuova Weimar avanziamo come spettri, ombre nere sull’asfalto nero, che si allungano deformate sotto i lampioni spenti, le stelle morte, e il tintinnio delle bottiglie riecheggia nel vuoto mentre noi, ubriachi, schiacciati dai criminali di novembre, sporchi di lustrini dei kabarett, degenerati come il funzionalismo, solchiamo le strade fiutando l’odore dei suicidi, come gatti di cimitero.
C’hai fatto caso che Parolisi somiglia ad Arkan?, dico.
No.
Prima di rientrare a casa, ci fermiamo a scambiare due chiacchiere con Willy, un superfico svitato che fa il buttadentro nell’unico locale ancora aperto.
Uno, conto.
Guardate adesso gente in pista chi c’è, ci dice.
Chi?
Il principe Augusto, per gli amici Pinochet.
No senti io non ballo. E non bevo spremute d’arancia.
Scommetto che non hai mai nemmeno collaudato un fischio, allora.
Il locale è deserto, tranne che per Augusto scatenato, e ci fermiamo ancora un po’ ad ascoltare la maxistoria di Willy che lotta contro i vichinghi.
…E la mamma preoccupata disse «Vota Pinochet!», ci spiega.
Scusa, quindi tua madre t’ha spedito nel Cile dei colonnelli perché un coatto t’aveva menato al campetto?
Eh. Sì.
Fidate, donne così non le fanno più.
Anche mia madre è un pesce, dice Vardaman.
Willy continua a raccontare finché gli afferro un braccio, io che non sfioro mai nessuno perché mi fate schifo.
Erano cuffie, dico, cuffie, capito? Si chiamano cuffie. Non avevi uno stereo nelle orecchie, mi segui?
Ok.
Ci incamminiamo prima di fare una trottola di lui.
Non ci sono più stelle, ci urla dietro Willy, prima se ne stavano lì come tanti chicchi di mais su un cielo di merda ed ora è solo buio.
Benvenuto a Weimar, zio.
A casa, in compagnia dei poltergeist, dei cappi, delle bottiglie, la finestra della cucina è l’unico rettangolo di luce sulla facciata nera del palazzo, come un solo brillante occhio posizionato asimmetricamente e spalancato incredulo su una voragine scura che ingoia il firmamento restando poi in attesa, lì, sull’orizzonte degli eventi. Stappo le Peroni.
Stiamo pianificando una presa di potere perché la nuova Weimar esige nuovi putsch, da cucine fumose come birrerie e delle birreria i litri di birra, birra nazionale che non ha nulla di italiano ed è tagliata con il grano.
Siamo rimasti due mesi a bere, leggendo ogni quotidiano sparso sui tavoli del bar (io solo il Corriere dello Sport), guardando ogni tg, ogni tribuna politica, assorbendo ogni paura, ogni fobia, ogni ansia di questo paese per poi incarnarla per puro spirito antagonista che contraddistingue l’operato dei demoni.
Noi siamo i bambini mongoloidi che si gettano dal terrazzo dopo aver guardato Spider-Man.
Noi beviamo whiskey perché l’abbiamo visto su Lo Spaccone.
E l’imbruttita di De Niro al pimp fuori dal bar su Taxi Driver è la mejo scena della storia del cinema.
C’è un certo Cthulhu che ci ha scritto, ha proposto un po’ di cose…
E chi è?
Come chi è? Il Sindaco di R’Lyeh.
No, no Cthulhu vero. Un tale Cthulhu Valerio Borghese, dice c’ha contatti buoni, vorrebbe fa’ ‘sto golpe, dargli il nome e passare alla storia comunque vada.
Golpe Cthulhu. Me piace.
No, sarebbe Golpe Borghese.
Golpe Borghese non se po’ sentì, pare che ce schieramo a Piazza Thorvaldsen colle macchinette 50.
Boh, ci vuoi parlà te?
No, io non parlo con nessuno da mesi. Ho visto troppi amici fomentarsi e parlare di “effetto Zeman” ed ho capito che non ci si può fidare. Mai.
Che je dimo?
Non gli rispondere nemmeno. Secondo me è il solito squilibrato di Roma Sud.
Forse dovremmo fare un governo tocnico.
Tecnico?
Tocnico.
Che cazzo è un governo tocnico?
Un… un governo tocnico.
Lascio cadere l’argomento e mi adopero affinché nessuno accenda la tv, che ho smesso di guardare dopo aver beccato un orso con la voce di Abatantuono che parla al telefono e fa argute autocitazioni, lasciandomi catatonico in preda ad un terrore senza nome. Stappo altre birre.
Stiamo a perde tempo. Siamo più sconclusionati della campagna elettorale che mi ha rigettato Mitt Romney.

Nitrisco così piano che se mi stessi accanto non sentiresti nulla, eppure tutti i cani del quartiere sono morti. Vabè che qua i cani la gente se li scopa. Gli altri chiacchierano.
Sai che ci fa un astemio in birreria?
Dammi una pistola e un grimorio che m’ammazzo come Nödtveidt.
Mia madre è un pesce, dice Vardaman.
Voi non capite un cazzo, è un po’ come a Monaco, dice Cisco all’improvviso.
Cioè?
È la dura legge del putsch, fai un gran bel gioco però se non hai le SA ti si bevono.
Cisco non ci interessano le tue riflessioni banali. Tornatene in bagno un’eternità.
Sì, chiuditi nel cesso.
Repetto è vivo e marcia su Pavia.
Ok, Tremonti ha detto che siamo a Weimar. Io lo chiamo un buon inizio. Ma ‘sto putsch della cucina non va da nessuna parte.
Perché sei un cojone.
Sì.
Quindi?
Finimo la birra e aspettamo che riapre il bar.
Aspè, ho una barzelletta, dice Marietto.
Tu chi cazzo sei?
Marietto.
Ma non eri morto?
Eh. Allora, sai come titola Le Monde quando la Corea del Sud attacca l’Occidente?
Come.
«Seul contre tous».
Forse Marietto riesce a notare il bagliore della lama prima di sentire il sangue caldo scorrergli lungo l’inguine. Continuo a colpirlo.
Marietto dissangua a terra ed ora il televisore è acceso perché ho fallito anche in questo e restiamo seduti a sparargli contro con le .44 scariche, aspettando solo di andarcene al bar perché non c’è niente di meglio da fare, qui, sull’orizzonte degli eventi.

Se sei hai visto questo e ora sei qui significa che anche tu reputi Giovanni Cervone la personalità più importante del secolo scorso, quindi leggi attentamente:
14 regole per recare scompiglio in Europa.
Durata massima 10′, durata minima 3′.
Colore, niente b/n.
Nessuna trama.
Nessun dialogo.
Niente politica, ideologia, messaggi di sorta.
Niente sottoculture (la maglia di Burzum ed il New Era lasciali a casa).
Maschere o make up, non travisamenti (il mefisto lascialo a casa, i mefisto invece sparali tutti).
Non vestirti da gaggio, vestiti da zingaro.
I tatuaggi coprili (non vogliamo vedere tracce della persona dietro la maschera).
Non violare copyright.
Rilascia il video con licenza CC (Attribuzione – Non commerciale – Condividi allo stesso modo 3.0)
Rispetta la cronologia nel titolo (I mostri pazzi che bruciano le cose 0002, o 0003, etc).
Uppa solo su Vimeo (YouTube ci fa cagare) e invia il link a svartjugend@gmail.com
Accetti che possiamo eventualmente cucire insieme tutti i corti.
(E no, non vendiamo niente a nessuno, nel caso mettiamo tutto in download con l’artwork che ti stampi da solo)
Questo è il minimo che puoi fare per contribuire alla morte della settima arte in Italia, agli allarmi nelle redazioni di Studio Aperto, e, soprattutto, ad una nuova stagione di brutalità immotivata per l’Europa.
La risposta più imbecille a tutti i tuoi problemi.
Dio non esiste e se esistesse ti odierebbe.
Se non ti schieri adesso, non ti schieri più.
Sfascia chi vale, clicca chi è vile.
?
I Mostri Pazzi Che Bruciano Le Cose è un sabba che illumina col fuoco il crepuscolo dell’Europa.
I Mostri Pazzi Che Bruciano Le Cose non ha alcun significato al di fuori di mostri pazzi che bruciano le cose, non come i film tuoi pedanti sul bambino immigrato al G8 di Poggio Rusco.
I Mostri Pazzi Che Bruciano Le Cose non ha alcun contenuto da offrire né alcun messaggio da lanciare, perché abbiamo le mazzette da 5 kg a manico lungo e lanciamo solo bottiglie vuote.
I Mostri Pazzi Che Bruciano Le Cose è (come la) pornografia, perché funziona sempre, può farlo chiunque e amatoriale è meglio.
I Mostri Pazzi Che Bruciano Le Cose ci tiene ad azzerare ogni dibattito artistico, sociale e culturale, perché con i mostri pazzi parli al muro, e poi bruciamo il muro.
Quindi metti via quel gingerino e vai a spaccare le Peroni.
Svart Jugend
PassOverLab
Innsmouth City Firm
Domani le disposizioni definitive su ciò che tu dovrai fare per l’Europa.
Enjoy.
I Mostri Pazzi Che Bruciano Le Cose. from mostripazzi666 on Vimeo.





Domani.
